È stata la tua prima vera influenza. Ed è stata, sinceramente, un’odissea. Il giorno di Natale avevi avuto la tua prima febbre, scesa dopo una sola tachipirina. Così, anche questa volta, ho dato per scontato che sarebbe stata rapida e quasi indolore. E invece è arrivata assieme a tanta tosse, tanto catarro e tutte le conseguenze che questi fattori scatenano nel corpo di un bambino. Ma soprattutto è arrivata in un periodo per me molto duro, che mi ha portato via una persona a cui voglio bene da sempre.

La tristezza e la rabbia che mi trascino dentro in questi giorni si sono sommate alla stanchezza: non dormo da mesi e con la tua febbre ho dormito ancora meno. Ti allatto da mesi e, poiché l’influenza ti ha portato a essere inappetente, l’allattamento è tornato ad essere esclusivo. Abbiamo dovuto sospendere le nostre passeggiate, scandire le giornate tra antibiotico, aerosol e “dai, è ora, misuriamogli la febbre”. Abbiamo provato a circondarti di giochi nel seggiolone, nel box, a vedere Peppa Pig o a cantare “La casetta in Canadà”; le abbiamo tentate tutte, ma niente. Tu eri agitato, delle volte piangevi e piangevi e io non riuscivo proprio a capire il perché.

Mi è sembrato di essere sull’orlo di una crisi di nervi e, a volte, mi sono ritrovata a pensare “Dai, Pietro, non ti ci mettere anche tu”. Per questo ti voglio chiedere scusa. Perché tu hai il diritto di ammalarti e di avere bisogno di me sempre. Perché i figli, pur essendo una inesauribile fonte di gioia e felicità, non per questo devono diventare un diversivo. Non posso essere triste o arrabbiata sperando che tu mi porga sempre i tuoi occhi luminosi e le tue risate a due denti. Hai il diritto di incasinarmi la vita quando è già incasinata di suo: non metterò mai altro davanti alle tue esigenze. 

Agnese F.

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