Mio figlio i supereroi non se li fila per niente.

Ma conosce tutti i cartoni animati dei treni. Ha piste di tutti i tipi e decine di vagoni: di legno, di plastica, di Lego. Il primo libro lungo che siamo riusciti a finire perché lui ogni sera voleva riprenderlo dal punto in cui eravamo rimasti è “La freccia azzurra” di Rodari (la storia di un treno che scappa dalla Befana per raggiungere un bambino).

“Mamma facciamo la pista del treno?”

“Sì amore, facciamola”

“Vedi, la faccio lunga lunga, con due ponti e due gallerie. Qui ci metto lo scambiatore. E faccio un treno che ha due locomotive. Poi dietro ci metto le macchine”

“Ma le macchine vanno dietro ai vagoni?”

“Eh sì mamma. Perché ora loro non hanno una strada, e non possono andare sul campo, allora le metto insieme al treno. Che tanto il treno, mamma, porta tutto”

E’ vero amore, il treno può portare tutto e tutti.

Anche un carico di gpl e diventare una bomba che esplode una notte d’estate e ammazza 32 persone a Viareggio.

Può essere un pendolino, oggi si direbbe Frecciarossa, che va veloce, troppo veloce, su quella linea di Piacenza.

Può portare tanta gente che tutti i giorni va al lavoro e guarda dal finestrino quel meraviglioso paesaggio lombardo immerso nella nebbia.

E poi su quel binario unico che collega un pezzo di Puglia, può portare il poliziotto Fulvio che torna a lavoro dalle ferie, il quindicenne Antonio che sta andando a seguire un corso di recupero, il pensionato Enrico che va a trovare il figlio, la giovane Jolanda, tra poco sposa. Gabriele che va in ospedale, Patty e la sua bimba di due anni, Francesco che “smanetta” con i videogiochi, Giuseppe, il macchinista (“Mamma lo sai che c’è differenza tra macchinista e capostazione vero?”), la nonna Donata che salva il nipotino di sei anni. E tanti, tanti altri ancora. Fino a 23.

Ventitrè morti. A Viareggio erano 32. A Monza 17.

I feriti non si contano. Se non ce la faranno diventeranno morti, proprio come successe a Viareggio: giorno dopo giorno la lista si allungava. Morti bruciati subito, morti bruciati poi, perché la pelle non si rigenera e gli organi smettono di funzionare.

“Mamma, mamma, mammaaaa! Guarda che non si mette lì lo scambiatore sennò il treno deraglia”. 

“Scusa amore. Hai ragione. Ci sto attenta. Perché il nostro treno non deve deragliare, trasporta così tanta vita dentro”.

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