Poi succede che una sera il suo corpo manifesti un’improvvisa stanchezza atavica. Il tendine del sovraspinato si infiamma così tanto che le mette fuori uso la spalla sinistra; la colite, che arriva sempre nei momenti peggiori, le gonfia la pancia come al sesto mese di gravidanza mettendola in posizione supina coatta e obbligandola a ingurgitare un numero non definito di tisane al finocchio. Allora lei, mentre con la mano destra cerca invano di massaggiarsi la spalla controlaterale, si rende conto che sono 275 giorni che rimanda il suo riposo. Da quella prima indimenticabile notte con la Triglia tra le braccia non si era ancora riposata a modo. Aveva rimandato perchè non aveva ancora trovato il tempo per farlo, perchè il pranzo da preparare, il trasloco, la ninna nanna, il rientro al lavoro, la visita dalla pediatra, il commercialista, le vaccinazioni, la cena con gli amici e il menù settimanale… La stanchezza, lenta e paziente aveva atteso di essere considerata, e ora come un jeb inaspettato le era arrivata in pieno viso e l’aveva messa ko.
Il fatto è che molto spesso siamo noi i caporali di noi stessi; ogni giorno ci assegniamo una lunga lista di doveri da svolgere e ci dimentichiamo di ascoltarci e di sentire di che cosa davvero abbiamo bisogno. Perchè i nostri bisogni vengono dopo la cura degli altri, dopo gli impegni lavorativi, dopo le urgenze casalinghe, dopo tutto. E sono così sepolti di cose, i nostri bisogni, che ce li dimentichiamo fino a che il tendine del sovraspinato non si infiamma o la colite si ripresenta. Ma non ci si puó prendere cura degli altri se anche noi abbiamo bisogno di cure.
“Nel caso di una perdita di pressione in cabina indossare la maschera d’ossigeno per primi e solo dopo metterla al proprio bambino” indicano le norme sulla sicurezza prima del decollo. Perchè ogni volta in aereo danno queste bizzarre indicazioni al genitore che nella malaugurata ipotesi di un incidente vorrebbe far indossare la maschera d’ossigeno prima al figlio? Perchè in un aereo depressurizzato bastano pochissimi minuti per subire i sintomi di ipossia, le mani formicolano, si perde la capacità di distinguere gli oggetti e di maneggiarli, si avvertono nausea e capogiri, tachicardia e perdita della coordinazione e in questo stato nessuno sarebbe in grado di agganciare la maschera d’ossigeno al proprio figlio, rischiando di morire entrambi. Quindi è fondamentale prima di tutto assicurarsi di avere ossigeno a sufficienza per noi e una volta stabilizzati potremmo prenderci cura degli altri. Perchè non possiamo essere d’aiuto agli altri se siamo in pericolo. E quando si è troppo stanchi è un pó come stare in un aereo depressurizzato e bisogna riposarsi il prima possibile se si vuole accudire gli altri.
Così l’altra sera, mentre la Triglia stava con lui, lei sul divano cercava di agganciarsi bene la maschera d’ossigeno.
e.

 

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