Non avevo mai visto dei femori così graziosi e forti, uno stomaco rotondo come un sacco di Natale, due orbite grandi simili a quelle di creature venusiane; il palato sembrava disegnato da Mirò, la colonna un serpente che si trasformerà in albero, e poi il cuore, con gli atri spaziosi come una casa accogliente, i ventricoli che nascondono i segreti dell’anima, e l’arco aortico traiettoria perfetta di una ballerina volante.

“Ecco le grandi labbra” così tra un femore e un rene è comparso il tuo sesso. La ginecologa, donna, ce lo disse con voce fiera e orgogliosa – ” siete contenti? È una femmina!” Noi rimanemmo increduli, eravamo convinti che fosse maschio e ci mettemmo a ridere di fronte alla verità svelata.
Il tuo papà ti immaginava a tirare dei pallonetti, a fare la lotta con i guantoni o a suonare qualche ottone, e io avevo pensato che alla fine un maschio è un mondo nuovo da scoprire e poteva essere molto più semplice che avere una piccola clone di me stessa. Ma la genetica ha voluto così e il destino si rallegra. E con lui noi che ridiamo.
Sarai Bianca come la spuma del mare oppure una Margherita di maggio, che ci diletta col gioco del m’ama non m’ama, oppure Marina come una stella del Mediterraneo. O forse sarai Carla come una donna libera che porta allegria, ma invece potresti essere Teresa che “guarda il mare, per lei figlia di pirati penso che sia normale”.
E poi c’è Caterina, che mi ricorda quel film di Virzì, di un’adolescente ingenua, sprovveduta e sempre sorridente, e la voce della toscana Bueno alla quale De gregori dedicò una splendida canzone “e quell’angelo eri tu, con due spalle uccellino in un vestito troppo piccolo…”
O chissà se diventerai Eva, come la prima donna o Alice che guarda i gatti e con i sogni crea un paese delle meraviglie. Nel frattempo tu, qualunque nome sia, calci, ti succhi il dito, e ascolti la musica di 
Radio papà, ignara che noi ti abbiamo svelata.
Ci aspettavamo un maschietto e tu ci hai saputo stupire come solo una femmina sà fare.

Elisa

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