Era stata vegetariana per sette anni, poi aveva introdotto gli alimenti animali limitando il consumo di carne ad eventi sociali e riti familiari, ma le era bastato sentire dieta iper proteica per farle venire voglia di mangiare una bella fettina al sangue. Ignorava ancora l’incubo della toxoplasmosi. Le avevano consigliato di lavare la verdura con il disinfettante, di non assaggiare l’impasto delle polpette, di evitare il prosciutto crudo e di mangiare la carne e il pesce ben cotti. Cercava di ricordarselo, ma non era facile, doveva cambiare le sue abitudini, censurare alcuni dei suoi gesti quotidiani, come mangiare il pomodorino crudo, pulendolo solo con le mani e un pò di saliva.

Quel giorno a pranzo era una gravida affamata, desiderava quella carne, la desiderava con tutta se stessa, ma la vista del sangue la terrorizzava, facendola pensare ai toxoplasma gondii che erano lì pronti a impossessarsi di lei e della sua creatura. Così chiese a lui di cucinarla. Dopo circa mezz’ora, quando i crampi della fame si facevano sentire ancora più forti, sentí “A tavola!”, accorse in sala da pranzo e come una selvaggia affamata iniziò a tagliare la fettina, l’interno aveva un colore leggermente rosato…che ricordava il colore della carne poco cotta… Inveì e urlò contro di lui, che aveva preferito la cottura al barbecue a quella in padella. Lui la guardò stranito, fece finta di capire e dopo alcuni minuti portò in tavola la carne ben cotta, diciamo bruciata. Lei scoppiò in un pianto incontrollato per il pranzo andato in fumo…
Finirono per mangiare gli avanzi del giorno prima, e il diaframma di quel cavallo andò quasi tutto nel piatto di Goran, che apprezzò, gli fu riconoscente e gliene chiese ancora.
” E che se non fosse per la creatura che mi corrompe, il mio animo sarebbe vegetariano” – pensò.
“Che poi, con tutte le cacche di gatto che ho toccato lavorando, mi sarei potuta immunizzare no?
E pensare che c’è chi allontana il micio da casa per non infettarsi” – continuò dicendo tra sè e sè.
A volte le fasi della vita ci cambiano, ci trasformano e ci mettiamo del tempo a capirne i meccanismi, a lasciarci andare e a non avere paura. Forse lei dovrebbe iniziare dal controllare gli attacchi di fame.

elisa

 

 

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