Era il primo weekend da sola. In vacanza con la mia compagna di classe e i suoi genitori che volevano approfittare di un bellissimo fine maggio di caldo e di sole. Dodici anni per testa,  camicia  larga e fuseaux, ciabatte e costume nello zaino, in viaggio dentro ad un camper, destinazione Marina di Bibbona. Fare campeggio per me rappresentava già di per sé una vacanza, che i miei, sempre super comodi tra alberghi e case in affitto, non mi avevano mai concesso.

Io e Alessandra eravamo eccitatissime. Arrivammo a Marina di Bibbona il venerdì, saltando anche un giorno di scuola. Il sabato Giovanni Falcone saltò in aria con la sua scorta. E io scoprii la mafia, la paura, lo sgomento, la tristezza negli occhi della madre della mia amica. Tornavamo dal mare e ci eravamo fermate a prendere una focaccia, o forse una rivista o forse chissà. La memoria cancella alcuni dettagli e ne fissa per sempre altri. Come lo sguardo della mamma di Ale, fisso su quel piccolo televisore del bar della piazzetta che mandava a ripetizione l’immagine dell’autostrada sventrata e accanto la foto di questo uomo con i baffi e il sorriso. La mamma di Alessandra ci prese per mano, come se fossimo state bambine piccole, e ci portò via, verso la piazzola dove stava il camper. Noi restammo mute, consapevoli che era successo qualcosa di grave ma senza realmente capire cosa. Li vedemmo rimettere le cose in valigia, prendere le stoviglie che stavano asciugando, raccogliere in fretta i costumi. “Ragazze, ripartiamo, torniamo a casa”.

Né io, né la mia amica protestammo. Il dolore e lo stupore traboccavano dai loro occhi in modo così evidente che nessuna parola sarebbe stata più eloquente. Nel 1992 non esistevano i cellulari e non chiamai i miei per avvertirli che sarei tornata prima. “Ti portiamo a casa, se poi non ci sono, vieni da noi”. A me casa di Alessandra piaceva da matti. Col mulino, il ruscello, la ghiaia, i campi.

Invece i miei c’erano e sembravano aspettarmi. Mio padre era sul cancello, in piedi. “Siete tornati eh?”. “Sì, non potevamo restare a divertirci”. Non so se il dialogo fra gli adulti fu proprio quello, ma il senso, il senso che forse gli ho dato io crescendo, sì. Una bomba era esplosa anche sul nostro camper del divertimento, della gita, della vacanza, dell’infanzia alle soglie dell’adolescenza.

Alessandra Bravi

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