E dunque. Dice, Ernesto Carbone, che a dire #ciaone (con l’hashtag eh!) gliel’ha insegnato sua figlia. “Negli ultimi tempi ci salutiamo sempre così”. Allora Pietro io ti dico una cosa a imperitura memoria: quando sarai il classico adolescente 14enne che fa fatica anche a farsi una doccia, io ci passerò sopra. Ma se ti sento una sola volta dire o dirmi “ehi, ciaone!” ti butto fuori di casa, forse anche con una pedata. Sì sì, una pedata. Alla faccia di tutta l’educazione psico-pedagogico di cui mi sarò infarcita fino a quel momento.

Una pedata sarà meno offensiva di un #ciaone. Una pedata almeno, sarà carica di rabbia. Il #ciaone invece è solo presa in giro, cattivo umorismo, è un vaffanculo che non ha il coraggio di scriversi. Domenica, mentre una parte, una piccola parte, di italiani andava a votare, il deputato Pd  ha salutato con un #ciaone chi prendeva la scheda elettorale e si recava alle urne. “Era rivolto a chi ha voluto questo referendum inutile, non a chi votava”, ha detto poi. Poco importa. Lì dentro c’è tutta una supponenza che non mi piace, che spero non ti sia propria mai.

Allora io all’Italia del #ciaone contrappongo questo omino piccolo piccolo, pure un po’ matto, forse un po’ sfigato e il suo megafono. Lo ha inventato Daniele Silvestri. “Lui così magro, profondo e ridicolo insieme, lo sguardo di un uomo a cui preme davvero qualcosa”. Chissà se quando avrai 14 anni la canterai con me. Intanto io comincio da ora a insegnarti le sue parole.

L’uomo col megafono parlava parlava parlava di cose importanti, purtroppo i passanti, passando distratti, a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo, ma l’uomo col megafono credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti, ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per matto… però il fatto è che lui… soffriva… lui soffriva… davvero

L’uomo col megafono cercava, sperava, tentava di bucare il cemento e gridava nel vento parole di avvertimento e di lotta, ma intanto la voce era rotta e la tosse allungava i silenzi, sembrava che fosse questione di pochi momenti, ma invece di nuovo la voce tornava, la voce tornava…

COMPAGNI! AMICI! UNIAMO LE VOCI! GIUSTIZIA! PROGRESSO! ADESSO! ADESSO!

L’uomo e il suo megafono sembravano staccati dal mondo, lui così magro, profondo e ridicolo insieme, lo sguardo di un uomo a cui preme davvero qualcosa, e che grida un tormento reale, non per un esaurimento privato e banale, ma proprio per l’odio e l’amore, che danno colore e calore, colore e calore ma lui… soffriva… lui soffriva… davvero

COMPAGNI! AMICI! UNIAMO LE VOCI! GIUSTIZIA! PROGRESSO! ADESSO! ADESSO!

Alessandra Bravi

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