Serena

Vivo in un mondo fatato

e vi osservo in silenzio,

tra i riccioli d’oro e i liquidi occhi chiari.

Scaldo i cuori con i sorrisi,

la lingua dell’amore.

Un bacio appena sfiorato,

una timida carezza

per me valgon più di mille parole.

Saltello felice

sui miei pensieri di soffici nuvole rosa

e mi nascondo dietro a un’emozione.

Il mio nome è una musica dolce,

intonata con voce sommessa.

Un leggero passo di danza.

Il volo incerto di un gabbiano

oltre la linea dell’orizzonte.

E corro libera e veloce per i prati,

ad abbracciare la vita.

 

Nella giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo pubblico per la prima volta questa poesia. Era l’estate del 2011 e la scrissi per una bambina speciale, che vive di silenzi, ma è capace di ‘parlare’ un linguaggio che supera quello delle parole. Serena, infatti, non parla, ma riesce a comunicare benissimo. Comunica, sì, con gesti e perfino scherzi che ti fanno sentire la sua presenza, anche quando parrebbe lontana. Incontrarla è stata una grazia. Un’opportunità. Per andare oltre. Oltre i silenzi, oltre i pregiudizi. Per cambiare prospettiva. Per relativizzare i falsi problemi. E osservare, restando in silenzio. Così ho imparato a sentire, oltre che ad ascoltare. Ho imparato a guardare meglio dentro me stessa. E perfino ad apprezzare quei silenzi che, a volte, fanno molta paura. Ho imparato inoltre che, al di là del muro delle apparenze, c’è un mondo fantastico e pieno, e che è bello esplorare quel mondo, perché fa sentire più piena anche me. Incontrare Serena, poi, mi ha aperto la strada. A nuovi incontri, a nuove amicizie, a nuovi legami.

Dopo di lei, ho conosciuto Francesco, Davide, Andrea, Carlo e le loro mamme e i loro papà meravigliosi, dei quali ogni giorno ammiro la forza e la tenacia con cui si prendono cura di questi bambini così speciali. Perché solo chi li ha provati sa quanto valgono certi sorrisi, certi abbracci, certi scherzi silenziosi. A questi papà e a queste mamme, oggi, dedico questa poesia. Per illuminarmi di blu insieme a loro, ancora una volta, come tutte le volte.

Francesca Sivo

N.B. Il bozzetto, intitolato Una giornata blu, è di Francesca Quatraro (2 aprile 2015).

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