Ieri Gloria ne ha combinata una delle sue, ma una di quelle grosse. Si tratta di uno scherzetto che diventerà sicuramente una storia da raccontare spesso e che ogni tanto salterà fuori durante i pranzi in famiglia: “Quella volta che hai chiuso la mamma sul balcone e sono arrivati i pompieri”. Il fattaccio è fresco fresco, risale a due giorni fa, e ancora non mi fa tanto ridere. Ma andiamo per gradi.

Sto per uscire col piccolo genio del male e penso bene di andare sul terrazzino a prendere la busta stracolma di plastica che voglio buttare diligentemente nell’apposito bidone sotto casa. Il tempo di impugnare il maledetto sacchetto e Gloria chiude la portafinestra. Questione di un attimo. La guardo attonita cercando di mantenere il sangue freddo. Lei ridacchia e fa “Ciao ciao” con la manina. Provo a spiegarle dolcemente che deve aprire per farmi entrare: «Tira su la maniglia amore di mamma. Dai che ce la fai». Mimo il gesto, faccio lo spelling del verbo aprire, la imploro. Niente, lei non ci riesce. Vedo il mio smartphone sul tavolo: lui è dentro, io sono fuori. Non posso avvisare nessuno telefonicamente. Intanto Gloria capisce che c’è qualche problema e inizia a piangere come una disperata. Panico. Prendo a spallate l’infisso e poi inizio ad urlare «Aiuto!». Grido per circa venti minuti e alla fine il mio vicino esce sul suo balcone. E qui mi tocca aprire una piccola parentesi. Sono a Piacenza, se fossi stata nel mio paesino in Basilicata al primo «Aiuto!» sarebbero scesi in strada tutti i condomini del palazzo, sarebbero arrivati gli anziani del quartiere, il fruttivendolo, il postino e forse pure il sindaco. Ma torniamo alla mia disavventura. Il mio vicino mi chiede se può chiamare qualcuno che ha le chiavi di casa. Ovviamente le sfighe capitano tutte insieme: mio marito è in Toscana per lavoro e i miei suoceri sono irreperibili. Capita la situazione, il vicino chiama i vigili del fuoco. Resto in trepidante attesa dei soccorsi, facendo facce buffe vicino al vetro per tranquillizzare Gloria ed evitare che vada in giro per casa a combinare chissà quale altro guaio. Finalmente arrivano due camion a sirene spiegate ed io vengo salvata da un pompiere (se l’avessi saputo, almeno mi sarei messa un po’ di rossetto!), che riesce ad entrare nel mio appartamento dalla finestra della camera da letto. Rientro in casa, tiro un sospiro di sollievo e stringo forte la mia peste, che dopo un minuto appena si asciuga le lacrime e preferisce andare in braccio al pompiere.

Morale della favola? Guardati sempre le spalle, fai buttare la spazzatura a tuo marito e tieni il rossetto a portata di mano.

Antonella L.

 

 

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