Caro “Baba” Natale,

ancora non siamo attrezzati per dire “babbo”. Pietro fa la voce grossa, ma solo per pronunciare a ripetizione le sillabe “ba” e “da”.

Quando saprà dire “babbo” e molto altro, probabilmente ci ritroveremo insieme a scrivere la sua prima letterina. Quest’anno, invece, posso concedermi la mia ultima lettera a Babbo Natale.

Grazie per averci mandato quei due primi meravigliosi dentini. Un po’ meno grazie per averli fatti arrivare in compagnia di gengive rosse e infiammate, nervosismo, notti insonni e crescita esponenziale della dipendenza da tetta. Per i prossimi, ti chiedo un po’ più di comprensione verso due genitori già abbastanza provati. E qualche scorta di miele rosato.

Ti chiedo anche dormite più lunghe. Non ho più bisogno delle dieci ore filate con cui nel weekend mi ricaricavo dopo una settimana di scuola; mi accontenterei di molto, molto meno. Ho scoperto che quando diventi mamma la leggerezza dell’adolescenza  e i ritmi della tua vita precedente scompaiono. A volte mi mancano cose così banali che prima non ci facevo nemmeno caso. Mi manca uscire di casa senza averlo programmato, afferrare borsa e cappotto e passeggiare per Roma quanto voglio. Senza dover prima controllare di non aver dimenticato pannolini, salviette, tuta di scorta, giochi, coperta e ciucci sterilizzati. Mi manca ascoltare una canzone in macchina e cantare, senza dovermi dimenare con acrobazie improbabili per non farti piangere nell’ovetto, in cui è evidente che non vuoi più stare. Mi mancano cose così, però mi ritengo fortunata. Perché se con Pietro ho perso la mia adolescenza, ho ritrovato la mia infanzia. Ho ritrovato il profumo del borotalco, le risate dopo qualcosa di estremamente semplice. Noi ridiamo perché è bello sbattere i piedi nell’acqua e vederla fuoriuscire dalla vaschetta, perché il nostro cane scodinzola e sculetta tutte le volte che qualcuno rientra in casa. Noi ridiamo per un “bubusettete”, per un rumore nuovo o una faccia buffa.

Grazie “baba” Natale per avermi ridato l’infanzia. Il regalo che più desidero è di poterla trattenere ancora un po’.

P.s.: oggi Pietro, amore mio, compi nove mesi. Da domani sei più del mondo che mio.

Agnese F. 

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