“Ciao, sono Pietro e sono un abitudinario, non mi giudicate, siete come me” (Cit. Elio e le Storie Tese)

Tra le sette e le otto del mattino (o tra le cinque e le sei), io mi sveglio, mi metto a sedere nel mio letto che ormai è un letto da grandi, è senza sbarre, ma io comunque, da solo, non ci scendo. Io grido: “Mammaaaaaaaaaaaaaaaaa, mammaaaaaaaaaaaaaaaa, mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”. Io lo so che lei fa finta di non sentire. Quindi urlo più forte: “Mammaaaaaaaaaaaaaaaa, mammaaaaaaaaaaaaaa”. E alla fine viene. Le mie abitudini sono sempre le stesse: se mi sveglio alle cinque, è assolutamente necessario che mamma entri dentro il mio letto e mi legga Pimpa. Se mi sveglio alle sette, è ormai l’ora di alzarsi. Lei vorrebbe tanto dormire ancora un pochino nel lettone ma io dico: “No, mamma, è giorno, bisogna svegliarsi”.

La colazione
Io ho bisogno di quattro biscotti, che siano Pan di Stelle, sennò mi si scompensa la giornata. Quattro biscotti non scheggiati, perché le cose rotte mi infastidiscono. Una tazzina di latte, e la tazzina deve essere quella dei gatti comprata in Grecia. Se è sporca, si lava, grazie. Accanto, un bel biberon pieno di latte, non troppo caldo. Il biberon me lo bevo, indiscutibilmente, mentre mamma mi porta in passeggino all’asilo. Sono disposto a fare un’eccezione, una sola: se è il babbo ad accompagnarmi a scuola in bicicletta, allora il bibe posso berlo a casa.

In bagno
Io vorrei lavare solo i denti. Starci ore: con il mio spazzolino-coccodrillo e il bicchierino e dire: “Guarda mamma, si beve e si sputa”. Ma poi, il viso, le mani, il culetto… “Dai, mamma, no…”. Ancora qui non sono riuscito a vincere. Tutte le mattina, inesorabilmente, mia madre si ostina a lavarmi. (Anche lei deve avere le sue abitudini…)

L’asilo
Non ci si può dimenticare il pupazzo con cui dormo: coniglio, koala o gufo. Cioè: io me lo posso dimenticare, babbo pure, mamma no. No, no, no. (E neanche la tata). In realtà, io prima di questi, avevo un pupazzino che si chiamava Gughino: era un cerbiatto. Quest’estate siamo andati a dormire in un bel posto in mezzo ad un bosco e quando siamo tornati a Firenze, mamma mi ha detto che Gughino era voluto andare a fare una gita nel bosco con i suoi amici cerbiatti. Spero che torni presto, ma intanto mi consolo con gli altri tre…

Il rientro da lavoro di mamma
Mi attacco alle sue gambe e non la mollo più. C’è tanto da fare: montare e smontare le piste dei treni, il puzzle del gufo, dipingere, cucinare (io nella mia cucina, lei nella sua). Ogni tanto si sale da Fiamma. Però a volte in casa sua ci sono altri bambini, e io per ambientarmi ci metto dai 40 minuti all’ora. Cosa faccio in quel lasso di tempo? Ovvio, sto con mamma, la porto in camera di Fiamma e la faccio giocare con noi.

Dopocena
Non potendo più guardare l’iPad – per PROIBIZIONE GENITORESCA – mi devo accontentare della Disney. Pinocchio, Biancaneve, Robin Hood… ma io voglio solo gli Aristogatti. Solo guardando una mezz’oretta di Romeo e Duchessa io poi, posso andarmene a letto tranquillo. Ogni tanto mamma ci prova a cambiare dvd. Ci prova, appunto.

Nanna
Pigiama, latte e lettone. Non cambiate l’ordine degli addendi che mi viene l’ansia. Tre storie – e guai a non leggere Giulio Coniglio e la Renna Renata -, due capriole, il sonno che arriva. A volte si addormenta prima lei. E’ carina quando dorme mamma, i capelli ricci stanno tutti alla rinfusa sul cuscino, io li accarezzo e dico: “Ma che bei capeeeeelliiii”. Capisci che proprio non ce la fa più quando legge una favola che di colpo si trasforma in un’altra e a volte si fonde con una canzone. A quel punto so che non posso chiederle altro. Mano dentro il suo collo e buonanotte.

Pietro N. (e Alessandra B.)

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