Me la ricordo bene quella ragazzina magra con le treccine bionde. Strillava come un’aquila perchè non voleva farsi fare la puntura. Poi un super dottore in camice bianco e sorriso alla “Uccelli di rovo” la convinceva che non avrebbe sentito alcun male. Tant’è che la puntura gliel’aveva appena fatta, mentre le stava parlando, e lei non si era accorta di niente. Pic indolor! Una pubblicità che ha segnato un’intera generazione, la stessa che guardava Bim Bum Bam, Lady Oscar e la serie Kiss me Licia con Cristina D’avena e quel tipo dai capelli improbabili che faceva Mirko.

25 anni dopo, più o meno, un pomeriggio torno a casa dal lavoro con un vago senso di inquietudine. Ho la certezza che qualcosa dentro di me non va. Apparentemente sto bene. Ma sono sicura di essere in menopausa. Precoce, visto che ho 33 anni appena. Sono due mesi che il mio ciclo è scomparso. All’inizio non mi è mancato per niente. Stavo lavorando ad una campagna elettorale. Esaudire gli ordini del candidato (“fissami l’intervista col tiggì!”, “accompagnami al programma tv!”, “prenotami il parrucchiere!”), alzarmi alle 5 e tornare a casa a notte fonda mi bastava e avanzava. Così mi fece piacere non avere il ciclo tra i piedi per un mesetto. Quando poi non si è fatto vivo nemmeno il mese successivo, ho cominciato a pormi delle domande.

Telefono alla mia ginecologa. Si chiama Lucia, come la famosa tata del programma tv. Un po’ ci somiglia pure: ti spiega le cose in maniera sbrigativa ma chiara e precisa come se tu fossi completamente scema. Con me funziona. La chiamo. Risponde. Le dico: “Dottoressa, salve, non mi viene il ciclo. Sono in menopausa. Ma non sarà un po’ presto?”. Mi dice: “Fai un test di gravidanza”. Riaggancia. Riaggancio. Dubito che la dottoressa abbia ragione. Una volta sola in un mese io e il mio compagno abbiamo rischiato. Mica è così facile restare incinta. La menopausa precoce, piuttosto, ho letto su internet che con tutto l’inquinamento che c’è, lo stress, le piogge acide e il buco nell’ozono è sempre più frequente tra le trentenni. Mi sa che la dottoressa Lucia inizia a perdere colpi. Comunque, visto che è pur sempre il mio medico, spedisco il mio compagno a comprare il test. Male male vorrà dire che abbiamo buttato via 16 euro (16 euro!!).

Quando lo faccio sono da sola. Il mio compagno mi aveva chiesto di aspettare che anche lui tornasse dal lavoro. Ma io mi voglio levare il pensiero. Così posso telefonare alla ginecologa e dirle che avevo ragione, che non sono incinta, che sono davvero in menopausa precoce e che domani stesso deve farmi fare le analisi, la Tac, la Pet, la Bom, tutto insomma.

Leggo le istruzioni. Fare la pipì sul beccuccio di spugna, aspettare 60 secondi, linea rosa incinta, niente linea rosa non incinta. Facile, non serve nemmeno shakerare. La faccio nel bidet, non si sa mai. Centro il beccuccio al primo colpo. Non è così scontato. Una mia compagna del liceo faceva la pipì storta, così diceva lei. Una stranezza che la rese molto popolare all’epoca. Comunque centro il beccuccio al primo colpo. Lo avrò bagnato abbastanza? Mi pare di sì. Chissà se devo rimettergli il cappuccio?

Non ho il tempo di rispondermi. Nel tondino in cui non dovrebbe comparire alcuna linea rosa, compare una linea rosa. Anzi no, è quasi rossa. Ma se non sono passati nemmeno dieci secondi. Non ne servivano 60? Forse adesso scompare, mi tranquillizzo. Ma linea rossa non se ne va. Non se ne va proprio. Non se ne va nemmeno quando sono passati 10 minuti buoni. E io sono sempre lì, seduta sul bidet, a fissare quella linea rossa che credo mi cambierà un po’ la vita.

In quel momento la vedo, stampata in blu sulla pennetta bianca, proprio accanto alla linea rossa. Pic indolor. È la marca del mio test di gravidanza. Pic indolor!  Giuro che se l’avessi davanti ora la strozzerei quella bimbetta bionda con le treccine che strillava come un’aquila. Sempre detto che era una grandissima stronza.

Valentina B.

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