Prima i fatti: in una scuola elementare di Massa, una coppia di genitori ha ritirato la figlia perché ha scoperto che, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Regione Toscana “Liber* Tutt*” sulle differenze di genere, le venivano lette due favole: una racconta la storia di una principessa che va a salvare il suo principe rapito da un drago (“La principessa e il drago”), l’altra quella di un bambino che come regalo di compleanno desidera una bambola che il padre si rifiuta di regalargli (“Una bambola per Alberto”) e che alla fine arriverà, come dono della nonna. La mamma della bambina  – di famiglia molto cattolica – ha raccontato che sua figlia è tornata confusa, che di quelle fiabe, ha capito che una principessa può anche essere un principe, ha detto che in quella scuola si insegnava la confusione dei sessi e quindi l’ha tolta.

Poi il progetto: il progetto “Liber* Tutt*” è curato da Irene Biemmi, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze, parte dalla lettura condivisa di albi illustrati e libri per l’infanzia «e si propone di delineare un percorso tematico che metta a fuoco alcuni importanti cambiamenti in atto nella vita femminile, in quella maschile e nelle relazioni tra i generi. Il laboratorio è aperto a tutti, sia adulti che bambini, per intraprendere assieme un percorso di sensibilizzazione alla cultura di genere e delle pari opportunità. In questo senso l’albo illustrato rappresenta uno strumento utile perché può essere letto e discusso sia nel contesto familiare che in quello scolastico-educativo e perché offre lo spunto per trattare temi importanti in un clima di piacevolezza e divertimento per i più piccoli».

Quello che penso: in tanti parlano di questi laboratori – in Toscana ne sento parlare per la prima volta, ma in altre regioni del Nord Italia, il dibattito è stato ampio e un sindaco è arrivato addirittura a stilare una sorta di “libri messi all’indice” – molte associazioni cattoliche li definiscono “attività in cui si insegna al maschio a fare la femmina e viceversa”, qualcuno è arrivato anche a dire che nelle classi in cui si fanno, i bimbi si toccano per capire che tra loro non c’è nessuna differenza. Escluse queste farneticazioni, (per quest’ultima, per esempio, qualunque scuola si beccherebbe una denuncia penale), io trovo solo un’educazione al rispetto, un provare a calarsi nei vari ruoli: per esempio la mamma che non stira ma va a lavoro, la principessa che combatte il drago, il bambino che vuole una bambola per giocare.

Le chiamano teorie gender, io le chiamo teorie al rispetto.La maggior parte dei bambini – i progetti toccano le scuole materne, elementari e medie – giocheranno e si divertiranno. Magari tra quelli, ci sarà un maschio a cui piace tantissimo giocare con le bambole, con la cucina, che a volte sogna di mettersi un vestito da principessa e che finora non aveva il coraggio di dirlo, per paura dei compagni che lo avrebbero preso in giro, per paura di essere diverso. Lui adesso imparerà a dirlo senza vergognarsi, gli altri bambini impareranno a non prenderlo in giro. Avrei voluto laboratori di questo tipo anche quando ero piccola io e vorrei che mio figlio partecipasse a queste attività. Lo dico con assoluta sincerità, senza voler fare l'”alternativa”. Non ci trovo niente di alternativo, ci trovo invece un progresso rispetto a certi metodi educativi del tempo in cui sono andata a scuola io.

Infine, un ricordo: la storia di Lady Oscar con la quale siamo più o meno cresciuti tutti. Lady Oscar nasce femmina, il padre vuole un maschio a tutti i costi da introdurre nella corte del Re di Francia a difesa della regina. Oscar cresce come un maschio. E’ bello (o bella?), fa innamorare tutte le fanciulle mentre è innamorata perdutamente di Andrè, di giorno va in giro con un corpetto che schiaccia il seno, tira di spada e a volte la sera piange per il suo amore, perché è una donna, costretta, dalla ragion di stato (e di famiglia), a essere uomo. Ora, ho sempre ritenuto questa storia bellissima e non mi ricordo affatto di associazioni cattoliche in marcia contro la Finivest che mandava in onda Bim Bum Bam e quindi Lady Oscar. E nonostante io non mi sia persa una puntata, non mi è venuto il dubbio di essere un maschio imprigionato in un corpo da femmina… ma forse i bambini sono molto più intelligenti degli adulti.

Alessandra Bravi

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