Devo ritirare il libretto degli esami obbligatori che dovrò fare durante i nove mesi della gravidanza. È il mio primo giorno di ferie. Quando si dice la vacanza alternativa. Lo confesso, mi sento parecchio stralunata. Mi sono messa il vestito più aderente che ho. Finchè sono ancora in tempo.

La consegna dei libretti inizia alle 13. Oggi c’è posto solo per sei persone. Stando alla prenotazione, sono la terza. Entro nella sala d’aspetto del consultorio. Le altre cinque sono già tutte lì. “Buongiorno”, dico interrompendo un chiacchiericcio fitto fitto. Si voltano. Mi guardano la pancia tutte insieme. Mi viene da tirarla dentro di scatto. L’avranno notato? Mi siedo. Le guardo anch’io. Ma soprattutto le ascolto, non si chetano un secondo.

C’è la primipara over 40, camicetta bianca con stampa a cuoricini che prima “di avere un figlio ha voluto sistemarsi con il lavoro”. C’è la 27enne che non se “l’aspettava proprio di restare incinta, chissà come è successo”. L’accompagna il fidanzato. Non mi spiego come uno con quelle scarpe a punta color crema possa stare insieme a una tutta tatuata in Birkenstock. C’è una mamma “a raffica”: il primo figliolo sta sfasciando il porta giornali, il secondo è arrabbiato perchè vuole la puppa ma lei non gliela tira fuori “perchè in pubblico, Luca, non sta bene”, il terzo per fortuna è ancora in pancia. C’è la ragazza che non riusciva a restare incinta e le “ha provate davvero tutte”. Si muove come se fosse di cristallo. In fondo alla stanza, accanto a un ragazzone biondo occhi azzurri, c’è una ragazza mora, carina, sui vent’anni. È accasciata sulla sedia. Ha la faccia che sembra di cera. Forse non dorme da un mese. È l’unica dentro a quell’inferno a non fiatare. È simpatica.

“Di quanto hai detto che sei tu?”, chiede la primipara 40enne alla 27enne tatuata. “4+2”. Confesso che un po’ mi ci vuole prima di capire cosa significhi il messaggio in codice. Poi realizzo: la tipa è incinta da quattro settimane e due giorni. Il che significa che queste contano le ore, i secondi della loro gravidanza. Di sicuro hanno il count down sul telefonino. Ci metto la mano sul fuoco che hanno scaricato una app per il conto alla rovescia per il parto, come a Capodanno.

“Io sono 5+4, ma secondo me la ginecologa si è sbagliata perchè io e Mario non lo abbiamo fatto il 17 giugno. Secondo me sono di almeno 5+5, forse anche 5+6”. “Ma tu come stai? Hai le nausee? Io non ce l’ho, come è possibile? Sono preoccupata. Perchè stanno tutte male e io no?” dice quella che non riusciva a restare incinta. “Guarda, stamani mi sono svegliata e la prima cosa che ho fatto è stata attaccarmi al water. Ho vomitato anche l’anima ma poi mi è venuta voglia di pane e mortadella” dice la 27enne. “Ma non è un po’ presto per le voglie?”. “Ma no! Quando aspettavo Luca fin dal primo giorno ho avuto le voglie! Soprattutto di cioccolata”, dice la pluri – mamma. “E bisogna stare attente, perchè se ti tocchi la pancia mentre hai una voglia, il bimbo ti nasce con le chiazze”. “Una mia amica mi ha detto che a una ragazza che lavora con lei il bimbo è nato con con una macchia bianca sul viso. Aveva avuto voglia di latte in gravidanza!”. L’ostetrica che deve visitarci perchè non arriva? Nel frattempo il bimbetto che voleva la puppa l’ha ottenuta. I due fidanzati presenti nella sala d’aspetto si sono leggermente voltati per non mettere in imbarazzo la mamma che ha sfoderato un seno abbondante. “Scusate eh, ma quando la vogliono la vogliono”, si schernisce lei. La moretta carina con la faccia di cera sprofonda sempre di più nella sedia. Ancora non ha detto una parola. La adoro.

“Finché una donna ha il latte materno deve approfittarne, serve a fare gli anticorpi”. “A una mia amica poverina non è venuto il latte, ci è andata in depressione”. “Io conosco una ragazza a cui hanno detto di fare le giuntine con il latte in polvere perché non ne ha abbastanza. Ma chissà cosa ci mettono dentro quella roba liofilizzata”. L’ostetrica ancora non si vede in giro. Spero che arrivi presto, prima che una di queste donne mi chieda qualcosa. Spippolo il telefono. Non voglio incrociare i loro sguardi. Guardo solo la moretta carina dalla faccia di cera, vorrei farle un cenno di complicità. Ma è proprio su un altro pianeta, più di me.

“Hai già deciso dove partorire?”. “Penso che andrò a Careggi”. “Anche a Ponte a Niccheri sono bravi, ma poi sulla carta d’identità del bimbo ci viene scritto che è nato a Bagno a Ripoli”. “Io voglio l’epidurale!”. “Eh, però ti dico che anche alla Margherita dove fanno il parto naturale sono bravi”. “Mi ha detto una mia amica che hanno una corda dove le mamme si possono attaccare per spingere”. “E sennò il parto in acqua?”. “Ma si deve saper nuotare?”. “No, ma poi è un problema far tagliare il cordone ombelicale al papà. Mica può entrare in acqua anche lui! O forse sì?”.

Anche il telefono è contro di me. Si spegne, mi lascia da sola. Cerco di afferrare una rivista al volo per continuare a impegnare lo sguardo, lontano da quelle donne e dalle loro chiacchiere (siamo arrivate al punto del “Godiamoci la gravidanza che poi i figli crescono e vanno per la loro strada”). È in quell’attimo di defiance che la mamma multipla me lo chiede: “E tu, di quanto sei?”. Mi accorgo con la coda dell’occhio che si è girata verso di me. E pretende una risposta.

Sto per muovere bocca e dirle la verità (“Boh”), quando la moretta carina dalla faccia di cera apre le fauci prima di me. Ne esce uno schizzo di vomito che puzza di acido e cetrioli andati a male. È quasi un getto, poco denso, va a piovere sul pavimento con uno scroscio violento. È in quel momento che entra l’ostetrica. Ed io penso “Amen”, dentro di me, con tutta me stessa.

(Vignetta Bravibimbi.it)

 

Valentina B.

Annunci