Gloria ha vinto. Dall’alto dei suoi diciannove mesi appena compiuti ha saputo spazzare via i miei dubbi circa il dilemma “asilo nido sì – asilo nido no”. A suon di pianti lunghi ore e grida da far apparire Mick Jagger un fottuto dilettante, a furia di urlare ogni santa mattina «Butto, butto! Bimbi no! Via!», mi ha convinto che forse per quest’anno la cosa migliore è “asilo nido no”. E così stamattina invece di portarla lì e rivivere per la quarta settimana consecutiva la stessa scena da incubo, sono andata in Comune a presentare la richiesta per ritirala. Pazienza. Ci riproveremo nel 2016.

Nel post Inserimento al nido tra lacrime, dubbi e certezze, scritto dopo la prima settimana di inserimento, dicevo: «Proverò a smettere di preoccuparmi perché sto facendo la cosa giusta e perché presto Gloria vivrà in maniera positiva questa nuova situazione». E io ci ho provato. Ma il fatto che Gloria non abbia mai mostrato il minimo segno di apertura verso il nuovo ambiente, facendosi lasciare in lacrime e riprendere in lacrime, mi ha fatto riflettere. Credevo che avrebbe piagnucolato un po’ i primi giorni e che poi avrebbe smesso perché distratta ed incuriosita dalle tante attività. Invece le cose sono andate di male in peggio. La piccola guerriera bionda ha sfoggiato un repertorio strappacuore da manuale: pianti fino al vomito, suppliche, abbracci indistricabili per non farsi consegnare alle educatrici. Per non parlare dell’aumento di capricci a casa e del ritorno ad una mammite atomica che si era da poco attenuata. Forse non avevo fatto i conti con la sua testardaggine o semplicemente non avevo calcolato che lei avrebbe potuto non essere ancora pronta. Nei miei progetti il nido (che tra l’altro ha un bel costo) avrebbe dovuto essere un’esperienza piacevole per lei e per me, non una tortura.

Alla fine della fiera mi sono detta: «Ma chi me lo fa fare?». Certo il problema condito da nuove lacrime si ripresenterà il prossimo anno. Ma ci penserò a suo tempo. Intanto mi coccolo ancora un po’ il mio nano e per non impazzire la lascerò due giorni a settimana a casa dei nonni. Lì di lacrime non se ne versano. Lì si ride a crepapelle e la mamma rompe anche un po’. Lì si varca la soglia in allegria, ci si tuffa in braccio a nonna Mariuccia e alla mamma si dice un felicissimo «Ciaooooo!».

Antonella L.

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