Ok sono pronta. Sono passati 15 mesi dal mio ultimo post. E il motivo sei tu. Sei arrivato inaspettatamente, nessuno ti voleva.  Almeno in quel momento. Ci eravamo appena ripresi dall’esperienza più dura della nostra vita, e cercavamo le coordinate per orientarci nella nostra vita a quattro quando ti sei palesato sotto forma di nausee mattutine e stanchezza atavica.

Come inizio, non è stato dei migliori. Quel dottore che distrattamente butta lì una sentenza che per te sarebbe stata una condanna, la lunga e interminabile attesa prima di sapere che stavi bene. E’ in quel preciso momento che ho capito. Che tu, figlio dell’incoscienza di mamma e papà, meritavi di più. Più della parte del figlio di troppo, del terzo incomodo, delle preoccupazioni su “Come faremo?” . Tu ERI di più. 38 settimane e mezzo  a immaginare chi fossi, le ecografie che non guardavo mai, le tutine neutre, quella pancia a punta che non lasciava adito a dubbi, la fatica di portarti con me mentre c’era da stare dietro alle tue sorelle. La scelta del medico e dell’ospedale dove partorire, e poi quella giovane donna con il nome di un fiore (e della tua, da me amatissima, bisnonna) che ci ha aiutato a nascere.  A te e a me, mamma per la terza volta ma come fosse la prima. L’emozione nel nostro primo sguardo in terapia intensiva e  il tuo dormirmi addosso che mamma mia quanto mi manca. E poi la quotidianità fatta di incastri e le 1001 difficoltà, tutte italiane, di avere tre figli e nessun nonno. Riemergo ora che stai per compiere un anno, amore mio, da mesi  in cui persino respirare era diventato un lusso irraggiungibile. E ti chiedo scusa se troppe volte la fatica ha preso il sopravvento sulla meraviglia che sei  e sulla bellezza di te e delle tue sorelle insieme. Di noi cinque.

Sara P.

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