Nove mesi nella mia pancia.

Eri solo un semino quando ancora non sapevo che stessi crescendo dentro di me, che la magia della fecondazione era avvenuta nel mio utero. Nove mesi al sicuro, al caldo. Ovunque andassi eri con me, cullata dal liquido amniotico e dai miei movimenti. Ti HO desiderata tanto, ti ABBIAMO cercata, ma sembrava non potessi arrivare.

E allora le analisi, i medici, le teorie, lo stress e l’amore che era diventato solo un appuntamento. Poi la Pace, della mente e del cuore e la disponibilità ad accogliere “qualunque cosa accada”.

E allora è successo. Proprio quando non ci pensavo più. Sei cresciuta nel mio ventre. Mi hai concesso una gravidanza in stato di grazia. I nove mesi più intensi e pieni della mia vita, fino a quando ti ho partorita. Un cesareo che non avevo previsto, dopo aver vissuto a pieno i dolori (senza anestesia), aver spinto più che potevo perché volevo che nascessi naturalmente.

Non dimenticherò mai il senso di vuoto che ho sentito quando ti hanno tirata fuori, il pianto è sgorgato dirompente. L’alto contatto che desideravo, sentirti addosso ancora sporca, lasciarti arrampicare fino al capezzolo dal quale avresti succhiato le prime gocce di colostro, tutto questo non c’è stato. Così le ferite sono diventate due, quella cicatrice sotto la pancia ed un’altra più intima, sulla quale ho dovuto lavorare e che ho dovuto curare a lungo (e che ancora, a volte, sto curando).

Nove mesi fuori. 

Eri lì, tra le mie braccia che quasi tremavano per il timore di farti male, così delicata e forte allo stesso tempo. Dormivi.

E tutto in un attimo è cambiato. Abbiamo varcato insieme il punto di non ritorno, il punto in cui io non sarei mai stata – e non avrei mai più potuto essere – quella di prima.

Grazie per questi nove mesi fatti di latte, amore, coccole e tenerezza.

Annalisa L. 

L’immagine è stata gentilmente concessa da http://www.sistasart.it che ringrazio di cuore.

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