Una settimana dura, anzi durissima. Per me e Gloria quelli appena trascorsi sono stati giorni di lacrime. Tutta colpa della novità targata autunno 2015, ovvero l’inserimento al nido.

Purtroppo Gloria sta vivendo davvero male la cosa ed io non riesco a essere forte come conviene in questa situazione. Dicono che l’ambientamento al nido è innanzitutto un percorso parallelo del bambino e del genitore. Verissimo. Noi parallelamente piangiamo come due matte. Vederla così a disagio e sentirla urlare disperatamente mi fa soffrire. Ecco. L’ho detto. Sto proprio soffrendo. Mi sembra di torturarla. Lei inizia a piangere da quando parcheggiamo la macchina davanti all’asilo ed io non riesco a mantenere un atteggiamento positivo. L’ingresso nella struttura è il momento peggiore. Mi si avvinghia e urla: «Nooooo. Brutto! Nooooo. Via!». La sera le racconto che l’indomani andrà in un bel posto pieno di amici, ho creato il rituale delle gocce di profumo della mamma sul collo prima di uscire di casa, sto cercando di rispettare i suoi tempi (finora sono sempre rimasta con lei in classe), sto costruendo un rapporto di fiducia con le bravissime e pazienti educatrici, ma forse non riesco a fare la cosa più importante, cioè trasmetterle serenità.

Avevo deciso di iscriverla ad un nido part-time per creare un diversivo alle quattro mura domestiche in vista dell’inverno. Pensavo: «La lascerò solo per quattro ore, dalle 9 del mattino alle 13, farà delle belle attività, giocherà con altri bimbi, farà la pappa in compagnia. Le piacerà di sicuro! Io avrò la mattinata libera e potrò dedicarmi seriamente alla ricerca di un nuovo lavoro. E poi a novembre inizio un master». Adesso penso: «La sto facendo soffrire, lei vuole stare con me e di tutto il resto se ne frega, forse la mattinata libera non mi serve».

Qualcuno mi ha detto: «Smettila di preoccuparti! Sei troppo mamma!». Credo di dover seguire il consiglio, anzi una parte del consiglio. Proverò a smettere di preoccuparmi perché sto facendo la cosa giusta e perché presto Gloria vivrà in maniera positiva questa nuova situazione. Ma quello che certamente non farò è smettere di essere “troppo mamma”.

Antonella L.

 

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