Mia figlia, la più grande, mi mette alla prova così tanto che posso dirlo con certezza: la maternità è un master, un Phd che come minimo dovrebbe posizionarmi in alto nella top ten delle papabili manager di qualche grande azienda. Sfondo un portone lo so. Ma provo a mettere in ordine le materie che questo master mi obbliga a studiare ogni giorno:
BIOLOGIA. Tea mi ha chiesto: come si fa a fare l’acqua? E dopo una semplicistica spiegazione tipo che si va a valle delle montagne dove ci sono i ruscelli e si riempiono le bottiglie ha rincarato la dose “ma è l’unico modo per farla. Possibile?”
FILOSOFIA/TEOLOGIA. Sempre lei mi ha chiesto se per caso nel cielo ci fosse qualcuno di molto grande che ci guarda e se noi siamo piccoli come le formiche.
ECONOMIA GEOPOLITICA. Perché ci sono bambini che non hanno una casa. (Questa domanda è venuta giorni dopo un mio tentativo di farla sentire in colpa all’ennesima richiesta di acquisto di una “cosina” dall’edicola.
MATEMATICA. Perché lo zero è un numero senza numeri. (Ancora penso a questa domanda a cui ho risposto ovviamente: non. lo. so.)
VITA. Mamma, abbracciami perché ho fatto un brutto sogno. Lo so non è una domanda ma vale lo stesso come compito in classe.
ECOLOGIA. Ma perché dobbiamo andare via così presto? Sto bene con la natura, mi piace giocare con la natura!

Se moltiplico queste domande e le incastro nella quotidianità, all’interno di una rete di problemi pratici e contingenti che tutte affrontiamo, posso dire con certezza che sì, sono laureata, ho 3 master, uno in comunicazione, e due phd presi all’università delle mamme. Il primo master si chiama Tea, il secondo si chiama Alma che dall’alto dei suoi 2 anni e 3 messi un pomeriggio di questa estate mi ha preso il viso tra le sue minuscole mani e mi ha detto: mamma, ti innamoro. 
Santa
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