Costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione. Trovo liberatorio ascoltare questo verso. Tutte le volte. Come un respiro profondo dopo una lunga apnea. Rinunciare alla perfezione. Ossigeno per chi è fatto di carne e ossa, rigore e sensi di colpa.
A questo penso ora che realizzo che oggi compi tre anni. Tre. Il numero perfetto. E più che l’elenco di tutte le tue bellezze, vorrei comporre un’ode alle tue imperfezioni. Perché è in quelle forse che ti amo di più. È in esse che tu costruisci, niente meno che te stesso.
Abbiamo trascorso 365 giorni dei famigerati Terribile Twos e ora ditemi che questa fase è finita, vi prego. Perché va bene che questi capricci sono il modo per affermare il tuo io ma, non so tu, ma io il tuo io l’ho capito benissimo. Eppure mi affascina quel senso di sfida. Mi affascina quanto mi esaspera. Pensa te quanto mi affascina! Io che credevo di avere una pazienza infinita, eccola lì, la tua rinuncia alla perfezione è pure la mia.
Amo la tua timidezza, il tuo rifiutarti di salutare il tizio del garage sotto casa che più ti stuzzica e più ti nascondi. Amo la tua rabbia, perché sì, sfogati figlio mio. Amo quando piangi tanto quanto amo veder piangere tuo padre. Non è sadismo. È che siete più uomini di quegli uomini che non lo fanno mai. Amo la tua estrema sensibilità, perché ciò che ti spinge a prenderti cura di tuo fratello piccolo è ciò che ti fa soffrire tanto di un rimprovero dopo che sei stato tu a spingere tuo fratello piccolo.
Amo il momento prima della pappa, quando devo indossare elmetto, corazza e scudo per affrontare una battaglia che farebbe pallido Russell Crowe a vedere l’inferno che scatenate voi. E quando la pappa è quasi pronta e tu, nemico impavido del quasi, inizi a gridare disperato: la voglio cosììììì. Rido tutte le volte.
Amo il tuo piedino imperfetto perché mi ricorda quanto sei stato forte e coraggioso dopo quell’incidente e quanto lotti ancora oggi per superare un trauma che speravamo archiviato. La paura, la paura, Davide, affrontarla ti ha portato ai salti sul lettone a piedi nudi. E noi, in quella circostanza più imperfetti che mai, abbiamo saltato con te.
Nel mezzo c’è tutto il resto, è tutto il resto è giorno dopo giorno, e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire, e costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione. Tu hai tre anni e io… Respiro.

Alessandra Erriquez

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