Io l’ho chiamata “Papite” e l’ho avvertita da quando lui è nato. Da quando si calmava molto prima in braccio al papà che non in braccio a me. Da quando quei due si guardavano dritti negli occhi innamorati persi per dirsi cose che io non avrei mai capito. E tutti che mi dicevano: “Ma no, vedrai che passerà. Queste sono fasi. Ora tuo marito ma tra un po’ lui vorrà solo te”. Per carità. C’è tutto il tempo. Ma intanto io aspetto la mia occasione  da circa due anni e mezzo e credo che molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti. Sì è vero. Adesso ogni tanto quando è solo con il papà, svogliato si volta e chiede: “Dov è mamma?” “Mamma lavora tesoro”. E lui replica “Eh si…” e continua a giocare. Ma ancora quando si sveglia a metà pomeriggio e capisce che in casa ci sono solo io inizia urlare “ Nooooooooo… Via mamma. Io papà”. Cinque parola che pesano più di un vecchio  trave di legno caduto per caso sulla testa . E le domande che mi sono fatta  sono state infinite: “Avrei dovuto allattarlo di più? Sarei dovuta rimanere a casa per più mesi? Dovrei essere più affettuosa? Gentile? Dolce? Interessante? Giocosa?Versatile?A volte mi sembra di farmi le stesse domande che mi ponevo quando al liceo quel tipo che mi piaceva un sacco non mi filava nemmeno da lontano. Ma a farmele fare non è più il figo della scuola ma un fagiolo tutto pepe e con le idee sulla vita più chiare di un ottantenne.  So solo che le ho provate tutte anche a non cadere nella trappola di viziarlo troppo  nella speranza di  una coccola in più. Non serve a niente perché poi quando il padre spalanca quella porta i suoi occhi si illuminano come se avesse visto il sole e sono tutti per lui. Arriverà mai per me la famosa mammite? Quella per la quale tante mamme comprese quelle di  questo blog si lamentano? Io non smetto di sperare e magari un giorno sarò ricompensata e se no vabbè. E’ mio figlio e l’importante è amarlo con o senza ricompensa in cambio. Annalisa

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