La nonna Marisa era una donna d’altri tempi, quei tempi in cui i sentimenti si dimostravano fino a un certo punto ma si tendeva la mano per aiutare gli altri, quei tempi in cui c’era più da fare che da dire, quelli in cui c’era da costruire e ricostruire la propria esistenza buttata giù dalle guerre del ‘900.

La più grande di otto sorelle, intelligente nello sguardo e rapida nei conti, la nonna Marisa nella sua praticità sapeva smontare gli entusiasmi come pochi sanno fare e fin dal primo giorno mi aveva messo in guardia … “che suo figlio faceva promesse da marinaio e si stancava presto di tutto”, ma poi era stata felice di sbagliarsi e di sapere che dal quel suo terzo figlio sarebbe nato un altro nipote.

Quasi  non poteva credere che Mauro sarebbe stato in grado di amarlo e accudirlo come realmente fa ogni giorno, e tutte le volte che la domenica andavamo a trovarla ripeteva: “ma guarda come si è innamorato di questo bambino, e guarda Niccolò come lo cerca. Gli cambia anche il pannolino…”

Niccolò è nato il 27 giugno e la prima estate l’ha passata a ripetere che dovevamo mettergli le calze e coprirgli i piedini, anche se erano 30 gradi all’ombra… perché la nonna Marisa era una donna di quei tempi in cui i bambini dovevano essere ben coperti e appena nati non bisognava portarli neanche fuori.

Amava i suoi “ragazzi” come li chiamava lei (riferendosi a figli e nipoti di primo grado) più di ogni altra cosa, e lei poteva riprenderli o canzonarli, ma gli altri non si dovevano azzardare a dire nulla… perché erano i suoi ragazzi e non andavano toccati. E in questa lista degli intoccabili è entrato  presto anche Niccolò che come diceva lei  era “bravo e fatto bene”, per dire che era fisicamente sano e caratterialmente tranquillo. Per la verità anche dei suoi figli Gianni e Mauro diceva sempre che erano sempre stati bravi, ma il resto dei parenti mi dice che da piccoli erano tremendi e ogni giorno combinavano qualche marachella… chissà cosa mi aspetta!

La nonna Marisa ci ha salutati e noi vogliamo ricordarla in tutti gli aneddoti che ci raccontava, in tutte le raccomandazioni,  nelle battute, nelle partite a carte che amava fare con le sue sorelle, nelle cene buonissime che ci preparava, nella passione per il cucito che aveva trasformato in una vera e propria professione.

Da lei prendiamo un grande insegnamento: mai alzare le mani sui bambini, mai. E una raccomandazione: mettete sempre le calze ai bimbi!

Daphne

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