Lo hanno denudato, depilato e qualcuno di loro ha anche deciso di spegnere sulla sua pelle un mozzicone di sigaretta. Protagonisti della “bravata” – così l’hanno definita i genitori di coloro che l’hanno messa in pratica – 14 ragazzi di terza liceo che si sono accaniti su un coetaneo durante una gita scolastica. La “bravata” è stata filmata e anche messa online, così, per riderci sopra. La preside, venuta a sapere della cosa tramite un professore che aveva pescato un cellulare in cui girava il video, ha sospeso i 14 ragazzi, dai 3 ai 15 giorni. Una sospensione a marzo può far ripetere l’anno. Ed è così che esce la notizia.

Non dai genitori del ragazzo malmenato e umiliato, ma da alcuni genitori (in particolare mamme) dei 14 ragazzi che chiamano il quotidiano La Stampa e si lamentano del provvedimento “troppo duro” riservato ai loro figli, colpevoli di una “bravata”, di “uno scherzo fra ragazzi”, “che doveva essere risolto tra di loro”.

Riassumo: lo denudano, lo depilano, gli spengono addosso le sigarette (qualche giornale ha scritto anche che gli appiccicano le caramelle sul corpo), lo riprendono col cellulare e una volta tornati a casa si passano il video in chat. Questo, per alcune mamme e alcuni papà è una “bravata, non bullismo”. Adesso minacciano di ricorrere per vie legali contro il provvedimento della preside e nessuno di loro ha alzato il telefono per chiedere scusa ai genitori del ragazzo preso di mira.

Lo dico qua, in un blog per genitori, in un blog che spesso dedico a mio figlio.

Se un giorno un professore, un preside, un genitore di un coetaneo di Pietro dovesse mai venire da me e raccontarmi che mio figlio è stato protagonista di una di queste “bravate”, anche io implorerò quel professore e quel preside. Lo implorerò di bocciare mio figlio, di fargli ripetere l’anno. Perché nessuna bravura scolastica, nessuna cultura potrà mai supplire la cultura del rispetto, o quella della dissociazione rispetto a quello che sta facendo un gruppo, della denuncia anche se ci sei rimasto in mezzo, altrimenti per me sei complice tanto quello che ha preso la sigaretta e l’ha spenta sul braccio di quel ragazzo. Poi implorerò il genitore di quel coetaneo. Lo implorerò di venire a casa mia insieme a suo figlio e gli metterò il mio davanti. Che i suoi occhi diventino lucidi, che sappia come chiedere scusa, che impari e capisca bene quello che ha fatto per non farlo mai più.

Poi, dovrà sostenere il mio sguardo. Non di rimprovero, non di delusione, non di paura. Ma di un’immensa tristezza. La tristezza di una madre che non è riuscita a trasmettere al proprio figlio i valori in cui crede da sempre.

Alessandra Bravi

Annunci