“Mamma, io piccolo, io piccolo”.

Il nostro sabato, tra la tua febbriciattola e gli zii arrivati da Lucca per farti divertire, è passato anche così. Da un video – che come “l’elefante si dondolava”, “capra capretta” e “whisky il ragnetto” (le tre canzoncine meriterebbero un post a parte…) – abbiamo guardato in loop mattina e sera. Il pomeriggio ci ha salvato il trastullamento di Elena e Giamma (fiuuuu).

Ti piaci da morire da piccolo. Quel video ce l’ha confezionato una cara amica e collega di mamma per il tuo primo anno di vita. L’anno scorso ero io a guardarmelo in loop. Adesso tu. “Mamma, mputer, io piccolo”. E ridi come un pazzo mentre ti guardi neonato all’ospedale, con la tutina azzurra di ciniglia messa dal babbo (e io penso che ti ho visto dopo ore e ore, a causa di quel parto difficile). E se nello schermo sei un ranocchietto tutto pelle e ossicina mentre ti stiamo lavando, tu ora, “bimbo grande” dici: “Lava, piange”, e ti rifai il verso e ridi ancora.

Oddio Pietro, quella risata lì non te la togliere mai. E’ così vera, così genuina. Sei davvero divertito da te stesso piccolo.

Poi sullo schermo compare mamma che ti ninna con la carrozzina nel mezzo della notte (quanto, quanto non hai voluto dormire!) e tu dici “babbo”. Sì è vero, c’era anche babbo. Quando mamma era ormai allo stremo e ti ninnava guardando la luna e cantandoti: “Ti prego dormi, ti prego dormi”, il babbo appariva come un salvatore, per me e per te. Per me che bramavo un’ora di sonno, per te che due braccia tranquille ti accoglievano per farti riposare.

E poi la piscina e il mare. “Mamma, acqua, mare”. Li adori entrambi. A nove mesi l’istruttrice ti tuffava immergendoti completamente e tu tornavi su scuotendoti tutto e ridendo. Eri meraviglioso. L’acqua ti ha sempre calmato. Quasi come la pappa. “Io buffo”. Sì, amore mio, eri buffo. Quando provavi a gattonare, quando sputacchiavi tutto perché non eri abituato al cucchiaio, quando cominciavi a sentire i primi sapori, quando sulla tavola a Lucca siamo stati mezzora a guardarti giocareurlaretoccare la bottiglia dell’acqua Panna. E ora che ti rivedi dici: “Che fa? Che fa?”, parlando di te in terza persona. Scoprivi il mondo, gli oggetti, i nonni, la mamma, il babbo. Ecco che facevi.

A volte ripensando ai tuoi primi mesi credo di essermi persa tanto. Ero troppo tesa, troppo stanca, troppo convinta di non saper fare la mamma. I tuoi pianti mi irritavano e deprimevano. Il non riuscire ad applicare le regole che mi ero data mi condizionava tutto il rapporto con te. L’ansia che avevo nel fare ogni cosa rendeva complicata anche la cosa più semplice e più bella. Anche rileggendo alcuni di questi vecchi post – pur conditi di ironia – si avverte il mio disagio.

Eppure, guardando questo video (e tanti altri), guardando i milioni di foto fatte, il disagio sembra sparito, annientato. Come se forse, alla fine, quei momenti comunque, una certa Alessandra se li sia goduti veramente.

Col secondo – se e quando verrà – sarà diverso, dico. Io sarò diversa. Chissà. Ma col secondo – se e quando verrà – avrò te, “bimbo grande” accanto. E vedrai come lo prendiamo in giro il “bimbo piccolo”.

Alessandra Bravi

Annunci