Da mesi vado ripetendo che dopo l’anno e mezzo inizia la guerra psicologica. Mamma contro figlio. Il più tenace, ostinato e resistente vince. Sì, sembra semplice ma non lo è… perché mentre il piccolo mostro non ha pietà né remore a massacrare la mamma, la mamma invece di dubbi e debolezze verso la terribile creaturina ne ha eccome e spesso la fanno retrocedere. Un’amorevole e sconfinata pazienza spesso affonda i più ambiziosi intenti educativi.
E così succede che l’ultimo campo di battaglia è la notte. Da qualche mese “la prima chiama” di Pietro è alle due di notte… “Mamma… mamma… mammAAAAAAA!!!!” Inizia così l’incubo che ogni notte scopro essere realtà. Prima cosa, vuole che io stia in piedi accanto al lettino e poi vuole il latte nel “bimblon” (biberon). Una richiesta che manco quando era un neonatino mi ha mai fatto nel mezzo del sonno e ora invece sì.
Il mostriciattolo inizia chiamando mamma, poi ecco che vengon le parole. Se non mi alzo immediatamente, scopro tutt’altro che felice, data l’ora, che Pietro sa mettere insieme perfette frasi di senso compiuto. “Mamma vieni qua”. “Mamma stai poco poi torni a letto”. “Mamma, un po’ di latte… Poco, poco poco”. E via così. Stanotte il match è durato due ore, dalle 1:50 alle 3:50. Ho vinto io, il latte no, di notte proprio no. Questa mattina però io sembravo un pugile suonato, lui invece dormiva beato e quando l’ho tirato su alle 8,45 era fresco come un fiore, allegro e spensierato.
Insomma: Mamma distrutta 1 – Pietro beato 0  …Ma che fatica!!!

Alessia G.

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