Oggi non scrivo io, lascio la parola al vice direttore del mio giornale, padre di quattro figli, che ha scritto un post molto interessante sul suo blog. Ne pubblico un breve estratto e per chi è interessato, rimando al testo integrale, mi piacerebbe sapere un po’ cosa ne pensano i padri e le madri che frequentano questo blog:

“I babbi e le mamme dei bambini fiorentini fondano gruppi su whatsapp con gli altri babbi e mamme. Generalmente la cosa comincia con le migliori intenzioni: scambiarsi informazioni sulle attività dei figli, in modo rapido e veloce. Whatsapp è sul telefonino, quel che si scrive arriva veloce come un sms e non si paga. Ci sono gruppi scolastici (generalmente della classe), gruppi sportivi (della squadra di calcio, della piscina, della palestra di judo) e così via. Babbi e mamme dovrebbero rispondere alle convocazioni per le partite o le gare confermando la presenza oppure chiedere i compiti  assegnati se ci sono dei dubbi. Finisce invece ben presto in uno scambio ossessivo di emoticon (faccine e altri disegnini), frasi infantili, panico o felicità fanciullesche. (…).

(…) Quel che impressiona è l’abbandono del mondo adulto alla cultura dell’adolescenza, come se fossimo tutti  “finalmente” liberi di restare per sempre ragazzi. Naturalmente poi babbi e mamme fanno una vita pratica da adulti: vanno  a lavorare, guadagnano, qualcuno di loro fa anche politica e così via. Ma non per tutte le ventiquattro ore. Per qualcuno può essere giusto così. Ma questo mai staccarsi dall’adolescenza, l’assenza di riti di passaggio, la possibilità di continuare per alcune ore a fare le stesse cose a cinquanta anni e a quattordici sembra essere più una fragilità del nostro tempo che una forza”.

(Alessandra B.)

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