redSono 24 ore in ritardo sulla Giornata contro la violenza alle donne, del resto il ritardo è competenza specifica della maternità. Ma forse sono con un giorno di anticipo. Lungi da me la retorica del “la giornata contro la violenza è tutti i giorni”, certo che è così, com’è certo che la sensibilizzazione passa anche da qui. E ha sempre il suo valore.
Il punto, a mio parere, è che non si può prescindere da un lavoro quotidiano, in famiglia. Ognuno è genitore a suo modo. Eppure una certezza ce l’ho: giù le mani dai bambini. E non parlo solo di botte tremende, ma anche di schiaffetti sulla mano, ceffoni o spinte. Perdonatemi, è la prima volta che sono così drastica ma ragioniamo. Se ripetiamo sempre che il futuro è nelle nostre mani, non dovremmo stare attenti a come le usiamo, queste mani? Non possiamo pretendere che i nostri figli non siano violenti domani se noi per primi non siamo capaci oggi di insegnargli che la presa non si tocca, che non si corre per strada, che i capricci non si fanno usando solo parole ben dette e una buona dose di coerenza. Del resto, quando tra marito e moglie litighiamo, quando ci deludiamo tra amici, quando sul lavoro ci scontriamo, mai ci viene in mente di risolverla con strumenti diversi dalla parola. Perché allora con i bambini sì? Perché a loro soltanto dovremmo riservare un trattamento diverso e peggiore? I bambini sono piccoli ma hanno grande consapevolezza delle nostre parole, i toni, gli sguardi, gli umori. Ho un figlio di due anni che ai miei rimproveri soffre per la paura di deludere più che per la cosa negata. E pure un figlio di dieci mesi che ai miei rimproveri ancora ride ma vabbè, ci sta. Sono impopolare, lo so, perché in tanti ritengono che uno schiaffo non ha mai fatto male a nessuno. E sia chiaro, non giudico né mi ritengo superiore ma credo che tutto, tutto parta dall’educazione.
Un bambino che ha ricevuto solo carezze sarà un uomo capace di darne.

Alessandra Erriquez

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