IMG_6137A volte accade. E se accade nel fine settimana ti sembra una vera benedizione.
Si chiama “fenomeno della ri-mattina” e funziona più o meno così.

Pietro si sveglia puntuale come tutti i giorni alle sette. Concede le sette e un quarto, più spesso anticipa 6 e 45. Non piange più ormai ma lo senti dalla camera gridare “mamma, mamma, mamma” e lo trovi in piedi sul lettino che tende le mani e poi ti dice “su, su, latte latte”. Inutile portarlo nel lettone, dargli il latte e provare a riaddormentarlo…  L’ora é quella della sveglia, punto. E allora via: biberon per lui, caffè per me, biscotti per entrambi, costruzioni, palla, libri.

Poi, si fanno le 8.30 e intravedi una palpebra calante. No dai, mi son sbagliata. Giochiamo ancora. Alle nove alla palpebra calante si aggiunge lo sbadiglio e il pianterello e la testa mammesca pensa: “Vuoi vedere che ha sonno?”. Ma Pietro mica cede: “In baccio, in baccio” poi “Giù giù” o “Su su” e la mamma diventa una trottola. 

Alle 9.15 timidamente, ci provi. “Torniamo a nanna?”. “Si si, one one” (che sta per lettone). Mi stendo sul letto accanto al mio compagno che se la ronfa, Pietro abbracciato e cantarello. Cinque minuti, tra trovare la posizione e piantini di sonno e si riaddormenta.

Ci svegliamo alle 11. Anzi, io e Carlo ci svegliamo alle 11 che Pietro se la dorme beato in mezzo alla mamma e al babbo e allora, per qualche minuto, ti sembra di tornare a quei sabati e domeniche mattine in cui nessuno dei due doveva lavorare e poteva poltrire godendo del rumore della pioggia là fuori e il calore qua dentro. Adesso in mezzo c’è anche Pietro, che nel frattempo si è messo a stella con i piedi sul padre e le mani sulla mia faccia. E pensi che non hai proprio niente da invidiare al Mulino Bianco.

P.S. Che poi la (ri)mattina è tornata anche di domenica, quindi, lusso vero…

Alessandra B.

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