Solitamente i bilancindexi si fanno a fine anno, io ho voluto aspettare un po’ di più con la speranza che qualcosa succedesse, ma arrivata a 17 mesi di ricerca mi devo rassegnare e fare il mio bilancio personale. 17 mesi … tanti, troppi, talmente tanti che quando ci penso non mi sembra vero. Non avrei MAI immaginato di essere “una di quelle a cui sarebbe successo”. 17 mesi in cui ho imparato tante cose che vorrei condividere con chi affronta la mia stessa situazione e che magari faranno sorridere chi invece ha avuto l’immensa fortuna di vedere il suo bambino arrivare senza fatica.

Destino: questa è la prima cosa che ho imparato. Chiamatelo destino, volontà del Signore o come volete ma l’importante è capire che, purtroppo, non dipende solo da noi.

Tempismo: non esiste il momento giusto. Ogni giorno mi mangio le mani pensando a come sarebbe andata se non avessi aspettato il momento giusto. In 17 mesi sono cambiate tante cose, il momento giusto è arrivato, è passato, forse non lo era e forse non lo è neanche adesso ma credo non esista un momento giusto per l’amore.

Esami: LH, TSH, FSH, fase luteica, ovulazione, progesterone, sonoisterosalpingografia, monitoraggi, prolattina. Parole, parolacce che entrano nella tua vita come un uragano e di cui ignoravi significato ed esistenza. Tutte importanti, fondamentali, ma che se nella norma non portano a nessuna risposta, ma solo a molte domande.

Pace interiore: la parte più complicata. Capire che l’ansia non fa bene e pensare ad altro non è facile e non si può di certo decidere di farlo a comando. A me è venuto naturalmente, con il passare del tempo l’entusiasmo isterico della ricerca e del responso mensile è calato ed al suo posto è subentrato un desiderio di maternità più profondo, più spirituale.

Paura: sto imparando a convivere con la paura che questo desiderio non si avvererà mai. La tristezza che provo ogni volta è quasi impossibile da descrivere, sembra che nient’altro abbia senso.

Invidia: ho imparato a non invidiare chi mi circonda e che il mondo va avanti anche se io mi sento ferma. Amiche, conoscenti e parenti danno le loro gioiose notizie e io sono spettatrice, più o meno coinvolta, più o meno protagonista, più o meno contenta per loro. Ogni volta una stretta allo stomaco mi fa pensare per un secondo che non può essere … ”proprio lei che non lo voleva”, “proprio lei così concentrata sul lavoro”, “proprio lei che non sapevo neanche avesse un compagno”. Invece è così, succede e succederà sempre. E quel pensiero mi impongo di sostituirlo con un sorriso e con la convinzione che ameranno il loro bambino come farei io.

Nessuna donna, e nessun uomo, che desidera un bambino dovrebbe passare tutto questo. Dovrebbe esserci qualcuno che analizzi i desideri profondi di ognuno e decida a chi affidare un cucciolo d’uomo.

Il mio carattere però mi porta a combattere, ad arrivare in fondo a questo percorso mano nella mano con mio marito che a volte mi trascina, a volte si lascia trascinare, con la consapevolezza che un traguardo ci sarà prima o poi e con la speranza che sia il traguardo dei nostri sogni. Se qualcuna si ritroverà in questo post voglio dirle di prendere questo percorso come si sente, fate gli esami subito se vi fa stare meglio, non fateli se vi mette ansia, programmate o no, pensateci o no, alzate le gambe dopo i rapporti o no, monitorate o no. Non ascoltate chi vi dice che NON DOVETE fare qualcosa, NON FA BENE farne altre, SIETE RIDICOLE se ne fate altre. Fate quello che sentite giusto per voi e che vi fa camminare più serene, perché forse questa è la chiave di tutto, la serenità.

 

Arianna N.

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