abbraccioPrendi un periodo complicato, due bimbi meravigliosi e meravigliosamente impegnativi, e tuo marito che deve andare in Svizzera per lavoro. Ok. Ci vuole organizzazione.

Piano A: i tuoi due pilastri, la nonna e la babysitter numero 1, quella che è con te da quando il tuo primo figlio aveva sei mesi e che è tanto legata alla tua famiglia che crede ancora che tuo figlio abbia sei mesi. Tenera. Sciroccata ma tenera. Ecco, lei, fidata fidatissima, riceve un viaggio-regalo dalle sue ex coinquiline in Australia e parte. In America. Sai tipo, quante probabilità ci sono che parta proprio negli stessi giorni dell’amico di Rezzonico? Ecco, quelle.
Piano B: la babysitter numero 2, quella che ti aiuta da che è nato il tuo secondo figlio, giovane bella disponibile e pronta a tutto grazie al piccolo strillone che l’ha svezzata con le sue colichette. Ecco, lei, si ammala. Ok, calma. Piano C: resta la nonna (santa nonna, resisti per noi!) E tu. Ah, dimenticavo, tu sei in piena tonsillite e raffreddore e vai girando per casa spruzzando antibatterici come se non ci fosse un domani.
Eh, domani. Prima di domani ci sono le notti, da sola. Con uno che sente la mancanza del papà e l’altro che sta mettendo quattro-denti-quattro, tutti insieme. La noia, questa sconosciuta.
Metti la notte d’esordio in cui il piccolo dorme a intermittenza, il grande si sveglia alle 3.30 e decide che a nulla vale la mezz’ora di tentativi piegata sul lettino. Ma sì, dai, tutti nel lettone. “Davide, mi raccomando, non svegliare Claudio che ora dorme”. E lui, sottovoce, sì. Poi si allunga verso il fratello: Ciaaaaao. Quello sente il richiamo della foresta e inizia a gattonare ridendo. Maledetta Svizzera con Heidi e tutte le caprette. Un rimprovero, venti riaddormentamenti e svariati movimenti da contorsionista per dare la mano a entrambi, e la notte è andata. Poi al mattino, si sveglia Baby Tempesta e va dal dormiglione. Tu pensi: ecco, ora si arrabbia, e invece ancora con gli occhi chiusi lo tira a sé. La giornata inizia con un abbraccio. Ok. Niente più piani, preferisco le improvvisate.

Alessandra Erriquez

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