guinzaglioSì sì, è un guinzaglio. Pare che in Italia non se ne vedano in giro. Una mia amica che è venuta a trovarmi appena ho partorito mi mostrava foto che aveva fatto per strada, a Londra, di bimbi tenuti al guinzaglio. <Sì sì, è un guinzaglio> le ho confermato. <No, non viola la dichiarazione universale dei diritti umani>. Sedici mesi dopo, avendo aspettato almeno 5 mesi pregando che Mia superasse la fase Houdini e smettesse di evadere dal passeggino, glie ne ho comprato uno. Bellino eh, con le alette rosa da fatina. Quando la commessa me lo ha venduto mi ha detto: <Mi raccomando, non la trascini però>. <Ah ok>.

La reazione più mite da parte del resto del mondo è stata la domanda: <Ma perché?>

  • Perché, pur rifiutandomi da anni di guardare Chi l’ha visto in prima persona, ho mia mamma e mia sorella che ogni mercoledì mattina al telefono mi elencano tutti i bambini spariti la sera prima.
  • Perché non posso giocare a nascondino dentro il supermercato senza urlare il nome di mia figlia ad un volume non accettabile secondo le normative Uk.
  • Perché basta con le pippe su come la <restrizione della libertà può avere conseguenze sulle capacità piscoattitudinaliriflessivesocialiparanormali>. Basta con i <potrebbe non imparare mai a darti la mano>, o <a riconoscere il pericolo>, o <a dire il suo nome>, o a <pettinare le bambole>, o <a contare fino a 10>, o <a cucinare cupcakes>. Bastaaaaa.
  • Perché sto guardando la serie The Leftovers, e chimelohafattofare che stavamo scarsi a paranoie.
  • Perché curo le mie paure comprando tutti i gadget possibili per proteggere la persona che amo di più al mondo. E vorrà dire che le cupcakes me le farò da sola.

Daria S.

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