internazionale_280x0Ok, la festina dell’asilo tocca a tutti i genitori prima o poi. Io e Carlo ci siamo presi un giorno di ferie e siamo ritornati prima dal mare per non mancare al primo appuntamento “social” di nostro figlio. Per cui, ore 16.30 arriviamo all’asilo con i nostri succhi di frutta, ben vestiti, grandi sorrisi stampati sulle facce, pronti a grandi conversazioni con gli altri genitori.

Pietro non fa una piega nel vederci. Un paio di “mammababbomammababbo” prevalentemente per farsi agguantare qualcosa dal tavolo della merenda che accerchia con fare di squaletto famelico e mano tesa per farsi accompagnare dai giochi.Una grinza un più la facciamo io e Carlo quando abbiamo occasione di scambiare quattro chiacchiere con alcuni dei genitori (e devo dire che i dettagli sono stati colti sopratutto dal mio compagno che orso è orso, ma in cinque minuti ti definisce e spesso ci azzecca).

Io di “mamme tigri” ne avevo tanto sentito parlare ma quando ne incontri una non sai se compiangerla o ammirarla. La “mia” mamma tigre parte con il racconto del parto e con la conclusione, serissima: “Mio figlio ha praticamente tre mesi di più della sua età, è un bambino precoce”, continua parlando al piccolo di neanche due anni quasi solo in inglese, finisce con i bimbi che ricevono dalle maestre i disegni fatti durante l’anno e lei, quando viene chiamato suo figlio, gli dice, sempre serissima: “Forza vai, che le maestre ti danno la pagella”. (La pagellaaaaa??? L’ingleseeee??? A due anni???).

Poi c’è la “mamma chioccia”. Per lei è tutto bellissimo. I dolori del parto non solo non si ricordano, ma proprio non esistono. E sua figlia è il “dono più grande della vita” e “sì, non si dorme tanto ma ogni suo sorriso ci ripaga”. La segue con gli occhi in ogni momento e davvero, nel suo sguardo si legge solo una tenerezza infinita. “Io non volevo mandarla all’asilo – ti racconta – volevo che stesse con me, poi però quando eravamo al parco mi sembrava che avesse una grande voglia di stare con gli altri bambini… così l’ho iscritta adesso (a giugno, nda) e ora è la bambina più felice del mondo”.

Sulla nostra strada anche un paio di “mamme free”. Quelle che “è caduto? Vabbè dai, si rialza da solo e smetterà di piangere”. Che prendono i pezzetti di cocomero e melone con i semini (messi lì per i genitori), ci riempiono il piatto dei figli e poi se ne vanno. Peccato poi che i bambini agguantino tutto. Che ad un certo punto le trovi sedute sul prato che allattano il figlio di più di due anni (ma su questo commento non faccio testo, probabilmente parla l’invidia che c’è in me per aver potuto allattare Pietro pochissimo).

Sui padri andrebbe fatto un post a sè. Ma il “babbo leone” lo voglio citare. E’ quello che mentre suo figlio gioca con Pietro e gli prende un cavallino dalle mani, Pietro scoppia a piangere e io e Carlo diciamo: “Ma dai Pietro, il cavallino è di tutti, lascialo al bimbo ecc…”, lui, padre, toglie il cavallino dalle mani del figlio, lo ridà a Pietro e gli dice: “Ora prendilo tu, ma la prossima volta se te lo leva dalle mani, tu, più forte, ripiglialo”. Annamo bbbene…

Alessandra B.

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