e__nato_prima_l_uomo_o_la_gallina__1780Le statistiche, l’ossessione di tutte le mamme. E se prima ci si limitava a dare i numeri al parco: “Mio figlio è all’87esimo percentile, è alto 102 cm e ha 13 denti …” “Beata te! Il mio è tra il 15 e 25 ma il pediatra dice che presto arriverà al 30esimo … ha già messo sù 1 etto e due grammi in 3 giorni”. Col web le fobie raddoppiano, i dubbi si moltiplicano, ed è panico allo stato puro: si postano foto di afte, chiedendo che tipologia di pustole siano. Ci si preoccupa se i puntini della varicella appaiono leggermente diversi dalla “normalità”, perché potrebbe trattarsi di quel virus del nipote della vicina che si aggirava di fronte all’asilo. Si fanno primi piani di Pupù, e ci si chiede se la dimensione sia quella giusta, la consistenza sia ottimale, le verdure siano state digerite o solo “passate” e il colore sia il più appropriato. Ci si chiede se sia “NORMALE” che un bimbo abbia il pannolino a 3 anni, ci si chiede se sia “NORMALE” allattarlo per più di un anno o si possa tranquillamente parlare di “VIZIO”. Ci si chiede se sia NORMALE ciucciare, cadere, non gattonare, svegliarsi spesso, mangiare tanto, bere poco, urlare, rotolarsi nel fango, sudare e (concedetemi il francesismo) perfino scoreggiare.

E mentre sono sempre più convinta che di normale in questo fenomeno 2.0 non ci sia niente, leggo su riviste e web: “A 12 mesi il vocabolario medio di un bimbo NORMALE è di ALMENO 50 parole”. E solitamente dai 18 mesi ai due anni PROLIFERA (c’è scritto proprio così) di nuove parole”. Faccio due conti. Mio figlio ha 19 mesi e dice: MAMMA, mamma mamma mamma mamma mamma. E siamo già a 150 . Poi, in mancanza di mamma, dice anche: PAPA’ PAPA’ papà papà. Oppure, Nonnu nonnu nonnu nonnu ( con la U che fa più figo) e nonnanonnanonnanonna. E qui arriviamo almeno a 250 (Praticamnte un Genio incompreso). Per non parlare dei mixaggi. Da buon figlio di copywriter, perché limitarsi alle parole convenzionali se si può essere originali?

Allora ecco gli innesti: MAPA (mamma + papà in caso di particolare pericolo) o GLAO (gatto +miao). E ancora, QUàQUA! che, nell’ottica di evitare ogni forma di spreco risulta ideale. Multifunzionale sia  per l’acqua da bere (come per qualsiasi altro liquido)/ sia per il mare e sia per l’acqua intesa come pioggia e anche per il verso della papera. A queste si aggiunge NOOOOOO, NOU, NOO, NO! La cui intensità e numero di O è proporzionale alla convinzione di non fare/volere qualcosa. Se dice NE, potresti convincerlo. IL SI è NON PERVENUTO.

Ed eccoci a due parole, direi vitali, per la sopravvivenza di un DUENNE di un paesino delle Marche: ZEBRA (noi non andiamo al Parco, a Sirolo si va di safari) e BARBA (siamo in estate, se non ti rasi ti resta il segno!?). E infine, anche se “GALLINA” tarda ad arrivare, meglio un “UOUO” oggi, anzi ieri…parola new entry,  che viene di solito mangiato col PA’ (mejo cu l’OIO all’Anconetana), che invece è un pezzo che si dice, vuole e mangia. Conclusione?

La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella sua noiosa normalità!
(Cappellaio Matto in Alice in Wonderland)

Francesca C.

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