foto 3-1Alla veneranda età di 14 mesi, io torno dalla redazione, apro la porta di casa e tu, da solo, mi corri-cammini-scapicolli incontro dicendo mammamamma, con le mani verdi e blu di pennarello. Ecco, se c’è un momento che vorrei fissare per sempre nella mia testa, è proprio questo. Provare, ogni volta che ci penserò, l’estrema meraviglia che ho provato qualche giorno fa. Meraviglia così forte da avermi fatto venire le lacrime agli occhi. Perché sì, tutti lo dicono: ah quando cammina vedrai… (spesso intendono: vedrai come rimpiangerai i tempi in cui stava sul passeggino o ben disciplinato per la manina).

E poi d’improvviso vederti. Sapere che la mia mano ti serve ancora ma se la palla (la buuum) proprio la vuoi, non importa più che la mia mano sia lì. Starti dietro per due ore mentre rincorri il gatto-apri la lavatrice, i cassetti, la lavastoviglie-prendi i panni sporchi dal cesto-butti i tuoi giochi dappertutto-accendi la televisione-ti butti sulla televisione-sali sul divano-tenti di buttarti dal divano ecc… con un sorriso e una fierezza di te stesso che fa essere fiera pure me. Poi ogni tanto ti giri, mi chiami e mi tendi la mano. Sempre ti prego di darmi un bacio e tu ogni tanto ti butti addosso e mi dai i baci-morsi e fai la risata sonora.

La tua mano tesa è l’altra immagine che mi si è incollata addosso. C’è tutto il nostro amore lì dentro. Il nostro ormai aver bisogno l’uno dell’altra quasi simbioticamente. Come quando ti guardi allo specchio e dici mamma, e io ti dico “no quello è Pietro” e tu ripeti indicandoti: “mamma”. Ci sei tu con i tuoi pennarelli e le matite mentre “disegni” sui fogli bianchi, tu mentre mi spingi verso il bidet dicendo “banno, banno” perché devi lavarti le mani, tu che ti mangi il melone come se fosse la cosa più buona che esista al mondo (dopo la banana), tu che fai Gimmi ridimmi e ripeti le cose che dico (ieri sera ripetendo clara, clara abbiam fatto un figurone…), tu con la febbre a quasi 40 che riesci a trovare conforto soltanto stretto a me, tu che anche senza la febbre a 40 c’hai ripreso gusto a dormire addosso a me e a rotolare addosso al babbo nella notte, tu che sorridi sempre e i camerieri ti dicono: “ma non sei un bimbo se non piangi mai”, tu che arrivano le mie amiche a cena che non vedo da venti giorni causa lavoro e decidi di piangere per un’ora e mezzo facendole scappare (dopo averle intrattenute con giochi e movenze varie), tu al quale mi sembra di dedicare sempre troppo poco tempo stritolata da un lavoro che non ti fa staccare mai neanche quando esci e che mi fa crollare di sonno subito dopo che ti sei addormentato.

A te Pietro mio, tendo ora la mia, di mano. Perché sento che solo la tua presa dà un senso a tutto.

Alessandra B.

Annunci