??????????????????????????????????????????????????????????????????????????Lui non si nutre, lui non si sostenta, lui non si alimenta. Lui, degusta. Lui, l’ormai Unenne, apprezza, valuta la consistenza, determina quanto glie ne sta ancora in bocca (bocca enorme del padre) e, possibilmente, la utilizza come fanno gli scoiattoli, non so se rendo l’idea. Ultimamente arrivo così sfinita alla fine del suo pasto luculliano che cedo. E gli lascio libero arbitrio sul maneggiamento del piattino, vuoto ma molto, molto molto sporco di cibo.

E lui fa la mossa: lo prende, lo rigira, lo studia e poi se lo posiziona sotto il mento, un po’ spostato sulla sinistra. È un violino! Prende il cucchiaino e… suona il piatto. Tra un po’ socchiude anche gli occhi, per ascoltare meglio la melodia dell’olio in cui inzuppa il lobo dell’orecchio, per apprezzare più da vicino la magia di quel contenitore, che un momento è pieno e invitante, e un attimo dopo si svuota, ogni volta portando con sé rabbia e disperazione ( stile ora mi butto di sotto dal seggiolino omiodio era troppo poca la pappa!).
Quando anche le mollichine dell’altro ieri trovate sul fondo della seduta sono finite, quando il bavaglio non ha più uno spazio pulito, quando con le manine arriva al tavolo perché forse si mangia anche la carta scottex, in fondo si scioglie in bocca… lì…si arrende… E suona il violino.

Valentina C. 

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