IMG_3750Ieri Pietro ha compiuto un anno. E io ho ricevuto da suo padre questo regalo: un artista fiorentino (Clet) che vive nel nostro quartiere, ri-crea i cartelli stradali disegnandoci degli omini e dando loro dei significati.

Mai regalo è stato più gradito e azzeccato. Rappresenta il nostro mondo come è da un anno, da quando il 17 marzo 2013, alle 2.15, Pietro si è affacciato nella nostra vita, l’ha presa e l’ha rivoltata come un calzino. Un mondo sottosopra, di frecce che si rincorrono, di omini che sembrano non arrivare mai (l’asilo-ilpediatra-lapappa-il ciuccio-maperchè non dorme- il lavoro-la cena -il viaggio da organizzare – non tiscordare gli yogurt…) ma poi alla fine arrivano.

Pietro è stato un terremoto per noi. Un meraviglioso terremoto che oggi comincia a muovere i suoi primi passi da solo, si arrabbia se lo vuoi imboccare, si alza in piedi nel lettino quando non vuole saperne di dormire, si accoccola come un gattino nell’incavo del tuo braccio se ha voglia di te, fa le risate grasse quando lo fai ridere e i pianti isterici se non capisci al volo cosa vuole, dice “mammamamma, babbababba, pappapappa”, rincorre la coda del povero Miago, cerca di infilare le dita in tutte le prese della casa, al ristorante finisce in braccio a tutti i commensali seduti agli altri tavoli. Pietro si arrabbia adesso, si emoziona, ti fa capire se è felice o se sta male, ti guarda assorto, dolce, fiducioso, dubbioso. E tu ti senti bene, anche se fino ad un momento prima strillava come un pazzo.

Ma l’anno sottosopra è anche quello di una coppia che era abituata a viaggiare, a decidere all’ultimo cosa fare, partire, vedere, che camminava nelle città per ore e non si stancava mai di vedere e curiosare, una coppia a cui piaceva il cinema, il teatro (quando il lavoro lo permetteva), che sapeva gustarsi la bellezza di una domenica di pioggia a leggere un libro sotto il piumone, che vedeva gli amici e non parlava solo di figli, che si scopriva ogni giorno nonostante i lunghi anni già passati insieme, che rideva e si prendeva in giro, che si sollevava quando l’uno o l’altra si facevano pesanti.

Un anno dopo, quei due sono ancora lì, Alessandra e Carlo che insieme, hanno dato vita alla loro meraviglia d’amore e la stanno crescendo. Non sono più soltanto Alessandra e Carlo ma sono genitori, son passati dall’altra parte della barricata che mica è cosa tanto semplice in una società in cui a 30 anni ancora ti fanno sentire – e in fondo ti ci senti – un ragazzino. A quei due lì io faccio i miei più grandi auguri, che finora sono stati bravi, anche a cadere e a tendere la mano per rialzarsi. A prendere il loro mondo perfetto e a trasformarlo in un mondo sottosopra.

Alessandra B.

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