10-03-2014 Pancia mia fatta capannaQuarantuno settimane più tre giorni sono volati via e la mia bimba proprio non ne vuole sapere di nascere. Pare stia benone nella mia pancia ma, secondo i medici, adesso è davvero arrivata l’ora di uscire. E così domani mattina mi toccherà dare alla piccola lo sfratto esecutivo. Alle sette e trenta mi presenterò in ospedale e mi consegnerò alle ostetriche come un criminale che si costituisce alle forze dell’ordine. Insomma mi aspetta un parto indotto, proprio l’ultima cosa che avrei voluto. Io mi ero fatta tutto un altro film. Pensavo di svegliarmi nel cuore della notte, di mandare in panico mio marito, di aspettare assieme a lui che le contrazioni diventassero regolari e ravvicinate, di andare in ospedale, di avere un travaglio lungo e doloroso e alla fine di dare alla luce mia figlia in modo naturale. E invece no. Domani inizieranno a spararmi in corpo dosi di prostaglandine e ossitocina, dovrò aspettare che arrivino i benedetti dolori per chissà quanto tempo e che Dio me la mandi buona! E pensare che in questi giorni ho fatto tutto quello che in teoria dovrebbe stimolare l’avvio delle contrazioni: sesso, scale, lunghissime passeggiate trasformate in tortura a causa della mia voglia perenne di fare pipì e persino fiale di olio di ricino. Sì, olio di ricino. Cioè mi sono autoinflitta la purga del sovversivo, una tortura fascista applicata ai dissidenti politici che a volte morivano a causa degli effetti disidratanti della diarrea, ma niente. Lei è rimasta lì, immobile. Continua a stare bella tranquilla con la testina rivolta verso il basso, incanalata, serafica e tranquilla. Forse l’ho trattata troppo bene in questi mesi. Troppi salutari no: no fumo, no alcol, no caffeina, no teina, no salumi e carni crude, no tinture per capelli, no smalto per unghie. Troppi pomeriggi con le cuffie poggiate sul pancione: sessioni musicali a base di Pink Floyd, musica classica e cantautori come Battiato, De André e Lucio Dalla. Troppo riposo. Troppo di tutto. O forse semplicemente non è ancora arrivato il momento e lei avrebbe dovuto stare dentro di me ancora un po’. Il succo del discorso è che sono in paranoia. L’induzione mi sembra una violenza per me e per lei. Stiamo benone e quindi ho la sensazione di sottopormi ad una procedura medica non strettamente necessaria. Comunque ormai c’è poco da discutere. Domani è praticamente arrivato ed il ricovero è inevitabile. “Adda passà a nuttata” e in un modo o nell’altro presto sarò mamma.

Antonella L.

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