Motherhood-Exposed2L’ultima volta che ho scritto su questo blog era un mese fa. Pochi minuti dopo averlo postato ho ricevuto un messaggio da una delle mie amiche più care e lontane che mi faceva notare (infamandomi) di aver descritto la mia maternità come un incubo e mia figlia come una sanguisuga, <quando poi non è vero niente perché tu in realtà stai troppo bene>.  Io sto troppo bene infatti. Con la mia schiena spezzata, i miei peli assai superflui, la tetta gigante, i vestiti sporchi di pappette dai colori improbabili, la pila di libri letti fino a pagina 30 che non finirò mai, la terapia dello shopping compulsivo fino a che bancarotta non ci separi. Sto bene anche dopo aver rinunciato alla piscina, al cinema del mercoledì (e di tutti gli altri giorni), allo scrub sotto la doccia e alla crema dopo la doccia. Sono felice e sono innamorata, amica mia, ma è dura. Forse lo è di più perché di nonni a portata di babysitteraggio non ce ne sono. Ma la verità è che quella mini persona che gattona sculettando vale decine di colpi della strega e mille cerette di precisione eseguite da estetiste russe. La verità è che mi commuovo di più davanti alla sua cacca dopo 3 giorni di stitichezza che davanti a un buon film. Che la piscina non mi serve più da quando balliamo insieme il ballo del qua qua. Che dei vestiti sporchi di pappa me ne importa il giusto (basta che non mi tocchi i pellicciotti). Che quando dice “mamma” e mi abbraccia mi viene la pelle d’oca, altro che scrub. Che un amore così ma chi se lo immaginava.

(*La scrittura di questo post di sole 1400 battute è stato interrotto 7 volte).

Daria S.

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