un_due_tre_stellaTrentacinque. Nella smorfia napoletana “l’aucelluzz” o l’uccellino, nella mia vita le settimane di gravidanza trascorse. Per intenderci manca circa un mese all’alba. Dopo innumerevoli prelievi di sangue, sei visite ginecologiche a pagamento (fatte più per scrupolo che per necessità), quattro ecografie in ospedale, un corso preparto ed uno di “acquagym della cicogna” posso tirare alcune somme. E allora, visto che questo pezzo è iniziato così, lasciatemi continuare a dare i numeri.

UNO. Non sono una gestante mistica. Mi spiego. Resto basita quando qualche futura mamma mi dice: «Io ho capito immediatamente di essere rimasta incinta, io ho sentito subito di aspettare un maschio, io già al secondo mese di gravidanza sentivo il mio bambino muoversi, io da quando sono incinta cammino a tre metri da terra per la felicità». Mah! A volte penso che sono tutte balle o stupide autoconvinzioni. La verità è che io non ho avuto un legame emotivo con la mia bimba nei primi mesi di gravidanza. Zero. Non avevo nessuna sensazione, se non avessi fatto il test non mi sarebbe passato neanche per l’anticamera del cervello di essere in attesa. Forse il motivo è che non ho avuto nausee, malesseri, sbalzi d’umore, voglie e cose simili. Forse un altro motivo è che non mi volevo affezionare alla creatura prima di sapere che la gravidanza stesse andando per il verso giusto. Fatto sta che ho iniziato ad amare davvero la mia piccola quando mi è spuntata la pancia e ho iniziato a sentire nitidamente i suoi movimenti, cioè dopo il quinto mese.

DUE. Odio le gestanti che parlano al plurale. Passi quando chiedi loro «Come stai?» e ti rispondono «Stiamo bene», ma quando domandi «Dove vai?» e ti dicono «Andiamo a fare la spesa» proprio non ha senso! Tu stai andando a fare la spesa, tuo figlio è lì perché non può certo andare a fare un giro al parco.

TRE. Sono diventata una maniaca dell’idratazione. Nel mio bagno c’è una crema contro le smagliature da applicare sul pancione, una per le gambe affaticate, una per il mio povero ombelico teso come una corda di violino, un olio per preparare il seno all’allattamento, un olio per il massaggio perineale (una chicca per la quale ho ricevuto grande approvazione dalle ostetriche del corso preparto).

QUATTRO. Ho una fottuta paura del parto. Tutte queste informazioni su come dovrebbe andare, su cosa dovresti fare, su quanto farà male mi stanno facendo montare un’ansia pazzesca.

CINQUE. Ho un marito meraviglioso. In questi mesi è stato premuroso, mi è stato vicino pur essendo spesso lontano, si è calato completamente nel ruolo di futuro papà, ha amato nostra figlia appena ha saputo della sua esistenza, ha proposto per lei il nome che si porterà dietro tutta la vita. Gloria aspettiamo il tuo segnale, papà è più pronto di me .

Antonella L.

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