ioleggo La mamma oggi mi ha permesso di giocare toccare leggere (leggere??) uno dei suoi fumetti. Dice che li conserva per me e me li ha messi ben in evidenza in una libreria a portata di mano, nel salotto. Io in realtà avrei voluto i Corto Maltese del babbo ma quelli – dice mamma – che per ora non si toccano. Allora ho scelto questo fumetto con la copertina tutta colorata. Ma dentro era pieno di disegni in bianco e nero… Mamma me l’ha raccontato un po’ ma non è che ci ho capito granchè. Però parlava anche di cibo e mi è venuta una gran voglia di assaggiare questo pollo alle prugne. E di andare in Iran.

Comunque mamma, ti volevo dire, che io sto crescendo. E ora non ho più tanta voglia di strappare tutte le cose di carta che vedo. Mi piace di più toccare le pagine, sfogliarle, mi piace anche l’odore, per questo me l’avvicino al naso e tu pensi che stia per mettermele in bocca. Ma davvero, adesso in bocca, mi piace di più la plastica. O il pane, che non mi vuoi mai dare solo perché quando lo vedo non resisto e vorrei buttarlo giù in un boccone.

Poi già che ci siamo, ti pregherei di smetterla di darmi a cena quelle cremine che mi davi quando avevo sei mesi. Io ho quattro denti, adesso me ne stanno spuntando altri quattro e voglio masticare. Hai visto che l’altro giorno al brunch mi son fatto fuori una frittata intera? Allora, siccome ancora non parlo, potresti capirlo da sola?

Poi, riguardo a stanotte. Sì è vero, ho fatto di nuovo, dopo tanto tempo, il bimbo urlante-pazzo-nonmicalmo-neanche-sefate-unmiracolo però a mia discolpa te lo devo dire: da quasi un mese sei tornata a lavoro e ci vediamo molto molto meno di prima. Io ero abituato a stare con te sempre sempre sempre e adesso, dopo la colazione insieme, qualche coccola, il trucco, il parrucco, il vestito ecc… alle nove ti metti la giacca ed esci e torni alle sei. E’ vero resto col babbo – e mi ci diverto molto – poi arriva la tata, poi a pranzo torni anche te ma ieri, mamma, a pranzo non sei c’eri. Festeggiavi lo zio Bozza mi hai detto e a me lo zio Bozza mi garba un sacco, però un po’ di preavviso me lo devi dare sennò io aspetto che la porta si apra con dietro te che arrivi trafelata dopo la riunione e il sito e mi abbracci, e se poi non ti vedo, ecco, io mi arrabbio e te la faccio scontare.

Infine: mamma, io non gattono. Io tra un po’ cammino. Inutile che mi lasci sul divano letto, sul tappeto e mi allontani le cose per farmici arrivare. Io cercherò di alzarmi in piedi per andare a prenderle e siccome sto ancora lavorando sulla coordinazione, probabilmente avrò bisogno di te che mi aiuti ad alzarmi o che mi prendi in braccio. Ma tra un po’, vedrai che mi tiro su da solo e allora non ce ne sarà per nessuno. (A proposito le hai avvertite le maestre vero?)

P.S. Forse sono stato un po’ duro. Allora ti dico un’ultima cosa: mezzora fa, prima di crollare nel lettino, hai fatto di me il bimbo più felice del mondo. Fin da quando sono piccolo amo la musica, le ninne nanne, le canzoni. Ora, ballare con te il reggae (grazie ai buoni cd della zia Elena), dimenarsi come matti, esser preso da te a zompettare per tutta la stanza, è stato uno dei divertimenti più grandi (e infatti ti ho battuto le manine cento volte). Lo rifacciamo anche quando mi sveglio?

(Non me ne vorrà Lucrezia se per una volta ho preso in prestito il suo modo di scrivere alcuni post. Ma oggi Pietro aveva proprio un bel po’ di cose da dirmi 😉

Alessandra B.

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