donne-tra-famiglia-e-lavoroE così è giunto il giorno. Domani, tipo scolaretta, torno a lavoro. E i sentimenti sono i più contrastanti.

Io amo il mio lavoro. Nonostante la fatica, le difficoltà, le ansie, la mole di quanto devo fare, le responsabilità, nonostante tutto, mi piace. Fare la giornalista è sempre stato il mio sogno, quello che concepisci al liceo, che porti avanti nella scelta dell’università, che cerchi di affermare anche quando tutto sembra remare contro. Ho lavorato per qualche anno nella cronaca giudiziaria e mi sono appassionata, ho avuto alcuni maestri davvero bravi che non mi hanno solo insegnato a cercare notizie e a scriverle, mi hanno trasmesso l’etica di questo mestiere, le sue mille sfaccettature, il fatto che prima di tutto, le notizie sono persone. Poi sono passata al mondo del web, prima con grande titubanza, quasi non credendoci davvero, poi anche lì ho scoperto un mondo. E mi ci sono buttata a capofitto. Un mondo frenetico, fatto di clic, di velocità, di adrenalina ma anche di grande passione, di crescita continua, di tentativo di smarcare il giornalismo online da giornalismo di serie B, come per tanti anni è stato considerato in Italia, a volte anche a ragione. Ci ho messo del mio, ho creato delle cose, mi sono dovuta reinventare capo, organizzatrice, a volte psicologa. A volte ho lavorato ore e ore senza mai staccare, seguendo le tragedie più grandi o i dettagli delle storie. Ma questo è il mio lavoro. E credo che non saprei farne altri.

In questo anno però, ho scoperto di saper fare molte altre cose. Prendermi cura di mio figlio, imparare da lui, portare la soglia della mia pazienza a livelli altissimi, ho riscoperto il piacere di cucinare, leggere, scrivere per me stessa, giocare, uscire, passeggiare, chiacchierare con le amiche, passare del tempo con la mia famiglia. E tutto questo grazie a Pietro. Ha quasi dieci mesi e già sente che qualcosa da domani sta per cambiare. Ha una tata meravigliosa, presto andrà all’asilo, cresce e fa progressi a vista d’occhio, ma da qualche tempo se non mi vede intorno a lui, ha gli attacchi di “mammite”. Così come probabilmente avrò io domani un attacco di “pietrite”.

Torno a lavoro e sono contenta. Torno a lavoro, più ricca. Di tutti i sorrisi di mio figlio, delle nostre notti bianche, del nostro amore cresciuto insieme, giorno dopo giorno. Torno a lavoro, sapendo di voler e dover dare il meglio, ma con la consapevolezza che a casa mi aspetta la mia gioia più vera.

E quindi su, andiam, andiam, andiamo a lavorar…

Alessandra B.

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