05Dunque: Pietro ha otto mesi e mezzo e il dormire notturno non è mai stato il suo punto forte fin dalla nascita.

0-3 mesi: Latte, pannolino, culla. No, impossibile. Pietro come toccava la culla si svegliava, riaddormentarlo era la cosa più difficile del mondo e i suoi strilli mi hanno fatto desistere velocemente. La prima settimana mi ero imposta di rimetterlo nella sua carrozzina, alla seconda settimana ho cominciato a tenerlo nel letto con noi per cercare di dormire un po’ tutti. Il risultato è stato trasformarsi in mammamaterasso, con una trafila di sensi di colpa ma il sollievo di non fare notti completamente in bianco.

3-6 mesi: Prova di forza mia e del babbo, complice l’estate: via culla e carrozzina, benvenuto lettino da campeggio. Ad ogni risveglio notturno – che continuavano ad essere tre-quattro – io lo ninnavo e poi lo rimettevo nel lettino e lui quasi subito, devo dire la verità, si addormentava. Intorno ai cinque mesi, via anche il lettino da campeggio, benvenuto quello di legno in camera sua. Stessa cosa: tre-quattro risvegli, lo addormentavo in braccio e lo rimettevo giù.

6-9 mesi: Momento di gioia per il successo del babbo che era riuscito a farlo addormentare da solo nel lettino per due giorni. Ma io, in un momento di stanchezza notturna ho probabilmente vanificato il tutto, l’ho ripreso in braccio e l’addormentamento in solitaria è finito così (con grandi e giustificate ire del babbo). Poi, a sette mesi, i denti. E qui si entra nel tunnel. Un mese – intero, intero mese – di risvegli ogni ora-ora e mezza, con una mezzora di addormentamento inclusa. Onestamente, da andare via di testa. Anche se non sei ancora tornata a lavorare, anche se durante il giorno Pietro recuperava e dormicchiava un po’ lasciandomi riposare, anche se ami tuo figlio più di qualunque altra cosa, anche se il babbo – lui sì, lavorando – cerca di aiutarti e ti solleva da qualche sveglia. Ma ecco, onestamente, senti proprio che la testa va via. E lì, è tornato il lettone. Avevo giurato a me stessa che non ce lo avrei messo più, per la sua indipendenza soprattutto, ma gli spergiuri, con l’essere madre, vanno messi in conto. Pietro ha ripreso a dormire, noi pure. All’inizio mi costringeva ad andare a dormire con lui alle 21.30 perché come lo staccavo si svegliava, ora sono riuscita di nuovo a farlo dormire nel lettino e a prenderlo nel lettone quando si sveglia nella notte, per ronfare fino alle sette o alle otto.

Bilancio: Per un paio di settimane mi sono sentita un fallimento, una mamma incapace ma nello stesso tempo sentivo che stavo riprendendo le forze e che con lui ero molto più tranquilla. Ora, al mattino trovarlo nel lettone che gioca con la barba del babbo o mi dà i baci bavosi è il modo migliore di iniziare la giornata, o adesso che il freddo comincia ad essere freddo, riscaldargli manine e piedini (sempre freddi, come me) sotto il piumone mi piace assai.

Certo, i sensi di colpa son sempre lì in agguato. E ogni tanto mi leggo su internet articoli per consolarmi, o per spronarmi ad agire di forza: lettino e stop. Ogni tanto sento la voce della mia baby sitter che dice: “Il lettone no, devi toglierlo, ora, subito, sennò ti ci sta fino a 12 anni”, o quella dei miei genitori: “Tu e tua sorella avete sempre dormito nel vostro lettino”, o quella di altre madri: “Fallo piangere, provaci, lascialo lì e lui si abituerà”, o quello di una collega: “A due anni? Ancora è qui con noi”.

Ma ormai ho imparato ad ascoltare la mia voce, soprattutto. Che per ora mi dice di continuare a fare così. Vuoi perché non sono pronta a passare di nuovo tante notti in bianco, vuoi perché in questo momento mi sta bene avere questo frugoletto in mezzo a noi (e sì, alla fine va bene anche al babbo), vuoi perché credo che mio figlio saprà conquistare la sua indipendenza anche se per qualche altro mese dormirà con i suoi genitori, vuoi perché spero che quando (quando?) dormirà tutta la notte lo farà nel suo lettino.

Per ora, mi godo queste notti. E i sensi di colpa li faccio addormentare insieme a noi.

Alessandra B.

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