il-pianto-dei-bambini.24… ai passanti che ti guardano esterefatti – anzi l’aria di solito è quella del “cattiva, cattivissima” – se tuo figlio piange sul passeggino perché proprio non vuole saperne di stare legato, imbacuccato e senza troppe possibilità di movimento: “Cara signora, signore, ragazzo, ragazza ecc… se io prendo in braccio mio figlio e lui smette di piangere, secondo lei io come ci torno a casa con passeggino da portare, bimbo in collo e magari le buste della spesa?”.

… al pediatra che ti vede per la sessantesima volta pallida, con le occhiaie, al quale dici: “Niente, la notte non dorme, non c’è pappa serale che tenga, latte, tisana, camomilla o chissà che altro…” e lui risponde con sufficienza: “Signora, son bambini, magari farà così fino a due anni, deve avere pazienza”: “Caro pediatra, ti giuro che io faccio appello alla mia pazienza cento volte ogni notte, lo cullo, lo coccolo, lo sgrido, lo lascio piangere, lo metto nel lettone, lo lascio nel lettino, provo col passeggino, esausta lo mollo al babbo però dai, almeno lasciami la speranza… sennò caro pediatra, la prossima notte decido di chiamarti alle due della notte e vediamo quanta pazienza avrai tu…”

… alle mamme perfette che ti raccontano quanto sono belli, buoni, dolci, simpatici i loro figli, quanto dormono tutta la notte e mangiano tutta la pappa e giocano da soli e prendono come gioco la mamma che fa lavatrici, lavastovigli ecc.. e infine ti guardano con un’aria di compassione mista a “mi sa che sei tu a sbagliare tutto” quando tu racconti che ecco, no, insomma, a te non va proprio proprio così: “Cara mamma perfetta, lasciami con i miei errori, il mio figlio strillone e ti prego lasciami anche con il mio auto-lesionismo di mamma che forse sì, sta sbagliando proprio tutto. Perché la gioia del sorriso di mio figlio in mezzo al pianto, o il suo accoccolamento addosso a me durante la notte, o le risate quando la pappa la sputa per terra e si impiastriccia le manine, quello mi sa che è inutile spiegartelo, non capiresti”.

… alla vicina di casa che paragona il fatto di avere un cane all’avere un figlio: “Cara vicina, no eh… qui mi ci scappa anche da ridere perché non ci credo, non ci credo che mi hai proprio detto così!”

… a chiunque non vedi da tempo, ti incontra, scopre che hai fatto un figlio il quale figlio per l’appunto sta dormendo beato nel suo passeggino dopo un’ora di strepiti e comincia a toccarlo, a fargli i versetti, a gridare: “Ma quanto è bello, tutto il suo babboooo!!” e lui dettofatto, apre gli occhi, tira un urlo – giustamente, l’ha svegliato! – il chiunque scappa a gambe levate e tu vorresti morire: “Caro chiunque, siccome non ti vedevo da tempo, ecco continuiamo così, la prossima volta gira al largo”.

… ai postini, testimoni di Geova, volantinari, addetti alle varie energie-telefonie-acque-gas del mondo che suonano il campanello o telefonano a casa proprio mentre il bimbo si fa il suo riposino pomeridiano nel lettino: “Cari tutti, la cassetta della posta sta giù con nome e cognome, sono atea, le mie bollette vanno benissimo così. Nun scocciate piùùùùù”.

Alessandra B.

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