Immagine 1Mia figlia è una bulla. Devo ammetterlo. Alla soglia dei tre anni Arianna è una bambina disubbidiente e capricciosa. Ingestibile. Fuori controllo. Tanto che i nostri pomeriggi insieme sono diventati una guerra di nervi in cui esasperata mi ritrovo a urlare o a impartire punizioni in un crescendo esponenziale che è terminato l’altra sera con una “Allora vai a letto senza cena” di manzoniana memoria (seguite ore di vergogna intrise di sensi di colpa).
A dire la verità, Arianna non è sempre stata così. Anzi. Fino a poche settimane fa era il prototipo della bambina modello. Allegra, vivace, socievole. Impegnativa come tutti i bambini piccoli. Ma ubbidiente, rispettosa dei ruoli ed educata. Una bambina che mangia quando c’è da mangiare, dorme quando c’è da dormire. Zero capricci. Non per merito di noi genitori, intendiamoci, ma gran parte grazie a madre natura (sempre sia lodata!). Neanche l’arrivo della sorellina sette mesi fa aveva scalfito questo suo karma positivo ed egocentrico, a parte qualche fisiologica scossa di assestamento. Cosa è successo dunque nelle ultime settimane? L’unico cambiamento sostanziale è stato l’inizio della scuola materna (o dell’infanzia, come si chiama oggi). Evento riassumibile in quattro numeri: 28, 3, 8, 1.
Ventotto bambini di tre anni a scuola per otto ore con una sola maestra, unico adulto di riferimento per tutti. Povera lei e poveri loro. Ma tant’è: benvenuti nella scuola pubblica post tagli! Risultato: ora Arianna a scuola è indisponente. Urla, risponde male e, udite udite, aizza i compagni alla rivolta al grido di “Vinceremo!”. Il che può anche risultare simpatico (anche io ho trattenuto a stento un sorriso quando le maestre me lo hanno riferito) e sintomo di sana ribellione, se non fosse che gli stessi comportamenti li attua a casa, dove passa il tempo a mettere in punizione i bambolotti e a sfidare gli adulti per ogni cosa. Seguono pomeriggi infiniti in balia sua e delle sue paturnie. Voragine che ti si apre nella testa al suon di “Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?”. Senso di impotenza che si impossessa di te, scervellamenti vari (in cui vengono coinvolti parenti, amici, conoscenti) per capirne la causa. Qualche sospetto cominciavamo ad averlo da un po’, ma la certezza tardava ad arrivare. Complici il ponte dei morti e una tosse persistente, Arianna è stata a casa quattro giorni. Una bambina nuova e noi che tiriamo un sospiro di sollievo e ci sussurriamo all’orecchio complici “E’finita!”. E’ bastato però che tornasse a scuola solo mezza giornata, per ripiombare nel quasi incubo. Quasi nel senso che può fare di peggio, ahimè. Unica speranza a questo punto è che prenda le misure del nuovo contesto in cui passa gran parte della giornata o che questo periodo magicamente passi. Questa volta per sempre. Intanto i gestori della scuola privata sotto casa già si sfregano le mani.

Sara P.

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