04-11-2013 Ecografia croce e deliziaOggi visita ginecologica di controllo per me e la piccola. Chiacchiere di routine con la dottoressa, visione delle ultime analisi, prescrizione delle nuove e poi il momento più sospirato: l’ecografia. Mi sdraio sul lettino, la ginecologa stende il gel e poggia la sonda sulla mia pancia. E mia figlia cosa fa? Mi gira le spalle e tanti saluti. No! Attendo con ansia l’attimo in cui avrei visto il suo faccino da quasi un mese e lei mi mostra il fondoschiena. Dovevo aspettarmelo. D’altronde tutte le ecografie sono andate più o meno così. Vabbè la prima volta era un embrione, cioè una pallina che aveva creato la sua casetta nel mio utero, e quindi non conta. La seconda era poco più di un embrione, perciò lasciamo stare pure quella. Ma agli appuntamenti importanti mia figlia non ha mai voluto farsi vedere per bene. Un caso ricorrente che mi ha fatto giungere a questa conclusione: la piccola o è timida o è pudìca o è stronzetta.

In principio fu la translucenza nucale, che non è una parolaccia. Si tratta della misurazione dello spessore di una minuscola falda di liquido posta fra la cute e la colonna vertebrale del feto, utile per calcolare con un’alta attendibilità la percentuale di rischio di alcune anomalie cromosomiche come la sindrome di Down. Insomma una roba seria. Arrivo a quell’appuntamento con una notevole dose di ansia ma anche con tanta voglia di vedere il mio cucciolo. L’ecografia inizia e la prima immagine che vedo è bellissima: lei che si succhia il pollice. Purtroppo ha la testina un po’ piegata e lo spessore della nuca non si può vedere. L’ecografista: «Il bimbo (all’epoca non sapevamo fosse femmina) probabilmente dorme. Esca, mangi cioccolata, cammini e poi rientri per rifare il test». Eseguo gli ordini e dopo mezz’ora torno dall’ecografista. Riproviamo. Questa volta la bambina si mostra di spalle. Come a dire: «Mi avete svegliato e ora beccatevi questo». Entro ed esco dalla stanza dell’ecografista cinque volte. Tra un “entra ed esci” e l’altro assisto attonita ad una processione di future mamme felici. Tutte escono con un rassicurante risultato. Tutte tranne io. Dopo il quinto tentativo, infatti, l’ecografista mi dice di andare a casa e di tornare il lunedì successivo (ultimo giorno utile per l’attendibilità del test). Torno a casa masticando ormonali lacrime di delusione. Per fortuna quel benedetto lunedì nei pochi secondi in cui la bimba decide di mettersi nella posizione giusta riusciamo a prendere la misura della sua nuca. Tutto ok, ma che sudata!

Poi fu la volta della morfologica. Anche in questo caso parliamo di un esame mica da ridere. Stavolta si tratta di controllare la regolare formazione e il corretto sviluppo degli organi vitali. L’esame inizia e lei com’è messa? Ovviamente di spalle. Controlliamo tutte le piccole parti del suo corpicino. Il medico mi rassicura. Ma non riusciamo a vedere il suo viso, porca miseria! Per fortuna l’ecografia dura venti minuti e negli ultimi tre, quando ormai ho perso le speranze, lei si gira. Giusto il tempo per osservare il suo faccino (tutto nella norma) e farci capire che è una femmina (tanto per smentire chi scommetteva sul maschio). Un’emozione fortissima.

A gennaio ci sarà la terza ecografia importante: l’accrescimento. Giuro che affronterò la visita con un altro spirito. Anche perché la prossima volta mia figlia potrebbe non mostrarmi il sederino ma alzare direttamente il dito medio.

Antonella L.

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