ombrelli parlantiL’incontro fra mamme, questo blog ne è la prova, è fonte preziosa di crescita personale. Alcuni incontri, poi, ti cambiano la vita. A me è successo quasi tre anni fa quando, per lavoro, ho conosciuto la mamma di una bimba speciale, speciale anche lei. L’ho intervistata e ci ho messo tre giorni per metabolizzare le sue parole e riuscire a scriverne. Con parole di nuovo senso, di nuova vita. Qualche giorno dopo, ricevetti da lei un regalo: era un ombrello che riportava la scritta “Cosa importa se fuori piove, quando dentro ho tanto sole?”. Era un periodo di pioggia e tempesta e fu un dono immenso che qualcuno potesse vedere in me il sole. Quello era uno dei primissimi Ombrelli parlanti di Serena. Serena è una bimba di dieci anni, con disturbo autistico, che dice solo due parole: mamma e papà. Eppure è tra le persone che più mi ha insegnato nella vita. Quanta gioia ho trovato nei suoi silenziosi (e passionali) abbracci. La sua mamma l’ha circondata di oggetti che parlano per lei, come questi ombrelli bellissimi, oggi resi ancora più magici perché prodotti dai detenuti del carcere di Lecce. La disabilità incontra il carcere, perché sì, è la diversità che porta colore, anche nei giorni di pioggia. Questa è proprio la filosofia con cui nascono gli Ombrelli parlanti: trasformare il diluvio, da sempre metafora di grigiore, in una possibilità per riflettere e sorridere.  Per cantare sotto la pioggia. Questo natale regalerò a molti il sole degli Ombrelli parlanti. Costano dieci euro e si può scegliere frase e colore. Se volete farlo anche voi, potete ordinarli a: pianodifuga@libero.it. Immaginate, in un giorno di pioggia, una città invasa di colori e parole!

Alessandra Erriquez

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