stewie1Mia ha sempre 5 mesi (e 18 giorni, ok), e pesa ancora 8.3 chili (ma questo meriterebbe un capitolo a parte dal titolo “Paranoie e sensi di colpa alimentati dal peso dei neonati”). Insomma a 5 mesi e 18 giorni non credevo di dover pensare già alla carriera scolastica di  mia figlia.  E invece sì. L’altra mattina faccio la mala pensata di prendere un caffè in palestra con un paio di yummy mummy e scappa fuori la parola asilo, che da queste parti fa curriculum quanto l’università. <Il mio inizia settimana prossima all’Active Learning, pensa che ci può restare fino alle 18 e solo per 1.750 sterline al mese>. Cosa?!?!Solo?!? Pensa!?!? Ora vi risparmio le esclamazioni che ho messo in fila cercando di mascherare le maleparole che avevo in mente e vi spiego. Per i primi 3 anni in Inghilterra non ci sono asili nido pubblici.  Trattandosi di circa 2mila euro al mese la madre in questione si fa due conti per capire se il suo stipendio supera la rata dell’asilo e poi decide se: a) spedire il figlio al nido dorato; b) affidare il pupo ai childminder ovvero persone che si attrezzano un miniasilo in casa con 3-4 bimbi e che si fanno comunque pagare quelle 7-800 sterline al mese (“e che potrebbero essere degli psicolabili maltrattatori” mi suggerisce la mia paranoia) ; c) mollare il lavoro e autoproclamarsi mamma a tempo pieno per almeno 3 anni (e diventare probabilmente psicolabile a sua volta). Il caso a) che temo non sarà il mio, prevede inoltre una sorta di gara: ci si mette in 6-7 liste d’attesa, pagando per ognuna un 200 pounds. C’è gente che iscrive i figli in lista d’attesa prima che nascano! E poi ci siamo noi… Ma in compenso abbiamo un piano per la primary school: andare a messa ogni domenica (firmando presenza) e battezzare Mia, figlia di un musulmano e di un’atea, pur di incrementare le sue chance di essere ammessa almeno nella scuola cristiana, che pare sia buona e senza suore. Fino ad allora non posso che sperare in un miracolo (laico) e nelle visite degli sos-nonni. Daria S.

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