nottiC’è stato un tempo in cui dormivo. In tempi non sospetti, venivo accusata dalle amiche di essere anziana perché “a una certa” mi piaceva proprio, andarmene a letto. Per me la notte non è mai stata giovane. Questa era la mia vecchia vita.

Adesso, io la notte penso. Tanto, troppo. Da quando Jacopo ha scalfito, demolito e rivoltato le mie notti. Adesso, che dopo 6 mesi so anche più o meno come e quanto tempo ho perché si riaddormenti, perché cada nel sonno più profondo, so capire dal ronfare del padre più o meno che ore sono ( alle 5 c’è il picco di ronfata) adesso che ormai ho rinunciato alla notte “a diritto”, beh, ora persa nell’ascolto del respiro di mio figlio, per indovinare da quei sospiretti anche il meteo della mattina seguente, io rifletto e penso, molto più che nella mia vecchia vita.

Alcune notti penso ai giovani di X-factor che vanno ai provini per inseguire un sogno e fantastico su come sarà Jacopo a 20 anni. E quelle sono le notti buone. Altre notti parte il disco rotto: “io così non ce la faccio, non mi frega che le altre siano tutte sopravvissute, se ora non dormo subito posso morire.” Quelle sono le notti di sterile autocommiserazione. E poi ci sono le notti produttive, le mie preferite, le autoincentivanti: mai come da quando sono madre, il mio cervello viaggia su 7 rotaie differenti, (il vero multitasking!), di solito 5 rotaie riguardano la programmazione della giornata, a che ora sarà meglio fare la spesa, allo studio che pazienti avrò, decidersi finalmente a riordinare il mini armadio del mini uomo, programmare spazi per me, spazi per noi. Le altre due rotaie, sono sempre dedicate al cuore. A riprendere le fila, a dedicare tempo all’anima…

Penso a mio figlio come ad un miracolo, penso a mio marito come ad un miracoloso rompipalle ma anche a tutta la stima ed amore che ho per lui, e a tutta la sua grande partecipazione e presenza come padre. penso a tutti gli spazi che Jacopo si è preso nel cuore dei suoi nonni, e delle sue zie, e che senza di loro sarei fritta. Penso che infondo, un po’ di sana meditazione notturna, per raccapezzarsi ( e chissà ancora quanto mi ci vorrà!) di questo incredibile evento che è stata la sua nascita, sia naturale e sana. Anche perché di giorno non è lo stesso.

Non si pensa e non ci si concedono riflessioni come alle una, poi alle tre, poi alle cinque. Però caro figlio mio, anche alle una e alle sei potrebbe bastare. Buonanotte e buoni consig.., anzi sbadigli a tutte.

Valentina C.

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