452503_gravidanzaNel momento in cui il test di gravidanza segna le fatidiche due linee rosse, le future mamme non sanno ancora cosa le attende. Non parlo di pannolini, coliche, notti insonni e biberon come piovessero. Quelli si superano brillantemente. No. Parlo dell’inizio di una guerra senza quartiere. Una lotta contro la prevaricazione continua e progressiva delle appartenenti al nostro stesso sesso. Se l’incapacità di fare squadra di noi donne e la competizione si notano appena sul luogo di lavoro, quando una di noi rimane incinta esplodono come una supernova. E allora è bene fare delle distinzioni per imparare a difenderci meglio.

1)     Le donne senza figli. Appena dopo l’annuncio iniziano a guardarti come un’appestata. Sanno che ormai sei fuori dal loro “cerchio magico”. Con te non potranno più spettegolare di quanto sono sfatte e grasse le altre colleghe, conoscenti, compagne di qualcosa, diventate madri. Alla fine però queste sono le più innocue. Ti escludono e se non ci rimani male, non fanno altri danni. Le uniche a cui si perdona tutto sono quelle senza figli perchè non riescono ad averne. A loro non si può dire nulla.

2)     Le donne senza figli ma che ci stanno provando. Fanno finta di essere interessate alla tua gravidanza e al parto ma in realtà vogliono solo frugare nella tua intimità per capire meglio cosa proveranno quando toccherà a loro. “Quanto ci hai impiegato a restare incinta? Quanti mesi hai vomitato? Quanto è durato il travaglio? Quanti punti ti hanno messo?”. Che ansia!

3)     Chi ha già avuto dei figli. Si dividono in due sottogruppi: quella a cui è andato tutto male. Una gravidanza devastante, il sacrificio  di  una vita, la rinuncia a tutto tranne che a pappe e pannolini, l’annullamento di sè ma poi il coraggio di avercela fatta da sola. Quella a cui invece è andato bene tutto. Gravidanza facile facile, bimbo splendido nato in pochissime ore, una vita perfetta e super organizzata dove trovano posto il parrucchiere, la palestra, i fine settimana romantici con il proprio compagno e il calcetto del figlio. Entrambe hanno una cosa che le accomuna. Appena scoprono che sei incinta diventano dei fiumi in piena davanti allo psicanalista. Peccato che per loro lo psicoanalista sia tu. Ti vedono e devono inondarti di consigli non richiesti, di esempi della loro vita, solo per parlarti dettagliatamente della loro esperienza: dalla pima ecografia ai punti del parto. Dalla mastite al morbillo del primo figlio a soli tre mesi di vita. E se alla loro domanda “Come va la tua gravidanza?” Rispondi: “ un pò stanca ma tutto bene”, entrambe ti guardano con odio. La prima pensa: “ non è possibile che sia stata sfigata solo io. Di sicuro quando nascerà  il figlio avrà le coliche, non la farà dormire la notte e piangerà sempre per i denti”.  La seconda tra sé e sé: “Guarda questa. Ha scoperto adesso di essere incinta e già si lamenta. Ma allora non era meglio non provarci per niente?”. Da queste due stare molto alla larga.

4)     Ostetriche, ginecologhe e puericultrici. Con queste donne la guerra si ingaggia nell’attimo esatto in cui si entra in ospedale per partorire. Talebane del parto naturale,  dell’allattamento a oltranza e a richiesta, contrarie per principio  a epidurale, latte artificiale, e a tutto ciò che finisce in “ale”. E allora durante il travaglio inizi a chiederti: “Ma dopo nove mesi di aghi e tamponi da tutte le parti, ecografie, flussometrie, monitoraggi e quant’altro perchè nel momento clou devo partorire lasciata da sola su una greppia come Maria Vergine più di duemila anni fa? Nel frattempo la medicina non ha fatto passi avanti?”.  Queste sanno tutto prima e meglio di te perchè lo fanno di mestiere anche se non hanno mai avuto dei figli. Alla fine se non stai attenta ti passano sopra come dei bulldozer. A loro non importa se minacci di morte tutto l’ospedale per un cesareo  dopo 19 ore di travaglio. Non le importa se l’allattamento non funziona perchè è tuo figlio a non volersi attaccare e non tu a non avere latte. E l’epidurale? “Che madre degenere – pensano – non vuole neppure soffrire un pò per portare a casa il premio finale!”. Vi auguro di non incontrarle mai.

Ecco perchè nel mio diventare madre ho imparato ad apprezzare di più gli uomini. E tre uomini sono stati fondamentali nel mio percorso di mamma di un bimbo di dieci mesi. Mio marito, a cui ho disintegrato una mano durante il travaglio, senza però il cui sostegno e amore  non sarei mai riuscita a partorire. Il capo anestesista che prima del cesareo mi ha detto sorridendomi: “Non si preoccupi, tra poco non sentirà più dolori”. Mio figlio Alessandro: quell’esserino grigio che uscito dalla pancia mi è sembrata la cosa più perfetta del mondo. E il fatto che sia un maschio me lo rende ancora più simpatico.

Annalisa

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