AA029939Cinque mesi e mezzo dopo torno a scrivere. Pietro è nato il 17 marzo 2013. Gioia e fatica, emozioni impossibili da scrivere nero su bianco. Le mamme le conoscono, le non mamme che vogliono figli prima o poi le proveranno, le non mamme che non vogliono figli stanno bene senza provarle.

La mia vita fino ad ora è stata la sua vita. I suoi tempi sono stati i miei, le mie giornate scandite dalle sue poppate, dalle sue cacche, dai suoi giochi, dai suoi sonnellini. Le mie notti sono iniziate con lui che dormiva e con me sveglia ad ascoltare il suo respiro, continuate con lui sveglio (fame, coliche, la notte presa per il giorno) e io sveglia a cercare di riaddormentarlo, si sono trasformate quando ho capito che lui dormiva soltanto addosso a me e quindi sono diventata il suo materasso (tra lo sveglio e il dormiente) finché è arrivata l’estate e la mammamaterasso rischiava di soffocarlo. Così è arrivato il tempo del lettino. Ecco, ora siamo a questa fase qua. Lettino e tra qualche giorno pappa.

I primi mesi li ho vissuti in apnea. Il mio mare era Pietro e io ci nuotavo sotto, ogni tanto riaffioravo per respirare, poi di nuovo giù. Ora stiamo cominciando a imparare a nuotare insieme. Lui si affida a me e io mi affido a lui. Perché una delle cose che ho imparato in questi mesi è che bisogna fidarsi dei neonati, spesso ne sanno più di te. I loro ritmi, all’inizio animali, poi sempre più umani, li conoscono benissimo come noi adulti non li conosciamo più. Mio figlio piangeva spesso e io guardavo con grande invidia tutti quei bimbi super sorridenti e le loro mamme felici e rilassate. Il mio problema all’inizio era non conoscere il suo pianto, entrare in agitazione perché non riuscivo a calmarlo, chiedermi in cosa sbagliavo senza mettermi davvero ad ascoltare quello che voleva dirmi. Ad un certo punto lui è stato più chiaro (forse), io più brava a sentire (forse), ma abbiamo cominciato a capirci. Ancora a volte ci fraintendiamo ma la comunicazione è partita. Sembra una sciocchezza ma è stato il mio scoglio più difficile da superare. Tutto questo papiello per dire che da oggi ricomincio a raccontarmi in questa veste di mamma non proprio perfetta 🙂

Alessandra B.

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